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	<title>Ago Press &#124; media e comunicazione</title>
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	<description>Agenzia che offre prodotti e servizi per i media, la comunicazione e l’editoria</description>
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		<title>Crisi. Unimpresa, italiani non spendono e lasciano in banca +56 mld in un anno</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli italiani non spendono più e lasciano in banca quasi 57 miliardi di euro in più in un solo anno. La recessione e i timori per nuovi scossoni della crisi finanziaria evidentemente frenano i consumi e le uscite: a marzo 2013 sono arrivati a quota 854,3 miliardi di euro i &#8220;salvadanai&#8221; delle famiglie in aumento [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani non spendono più e lasciano in banca quasi 57 miliardi di euro in più in un solo anno. La recessione e i timori per nuovi scossoni della crisi finanziaria evidentemente frenano i consumi e le uscite: a marzo 2013 sono arrivati a quota 854,3 miliardi di euro i &#8220;salvadanai&#8221; delle famiglie in aumento di 56,9 miliardi rispetto ai 797,4 di marzo 2012 con una crescita del 7,14%. Lo rileva un&#8217;analisi del Centro studi Unimpresa.<br />
Complessivamente i depositi bancari sono cresciuti, tra marzo 2012 e marzo 2013, del 9,01% passando da 1.362,6 miliardi a 1.485,3 miliardi (+122,7 miliardi). Nel dettaglio, si registra un aumento per tutte le categorie di depositanti: sono saliti, infatti, anche i depositi delle aziende (+8,31%) passando da 176,7 miliardi a 191,4 miliardi (+14,6 miliardi) e quelli delle imprese familiari, passati da 44,2 miliardi a 44,5 miliardi (+0,75%) grazie a un &#8220;risparmio&#8221; di 333 milioni. Atteggiamento prudente anche per le organizzazioni non lucrative senza fini di lucro (onlus): i loro depositi risultano in crescita di 1 miliardo e sono arrivati a 22,3 (+4,71%) miliardi rispetto ai 21,3 dell&#8217;anno precedente. Aumentano del 24,99% i depositi di assicurazioni e fondi pensione, saliti da 20 miliardi a 25 miliardi (+5 miliardi). Pure le banche e gli intermediari finanziari sembrano preferire i depositi che risultano in crescita del 14,79% da 302,8 miliardi a 347,6 miliardi (+44,7 miliardi), un nuovo segnale della scarsa circolazione della liquidità che non viene immessa nel mercato del credito.<br />
Quanto all&#8217;analisi per &#8220;strumento&#8221;, sono i depositi vincolati a breve scadenza ad aver registrato la crescita più alta tra marzo 2012 e marzo 2013: da 124 miliardi a 164,8 miliardi (+32,89%) con un amento di 40.7 miliardi. Per i pronti contro termine è stata rilevato un aumento di 30,3 miliardi da 110 miliardi a 140,3 miliardi (+27,5%). Lo stock di denaro lasciato nel conto corrente è salito di 26,6 miliardi da 702,1 a 728,8 miliardi (+3,79%).<br />
&#8220;E&#8217; evidente che gli italiani, in particolare le famiglie, subiscono pesantemente i contraccolpi della crisi e la stanno pagando soprattutto in termini di crollo della fiducia. E&#8217; proprio la paura di nuovi scossoni e l&#8217;incertezza sul futuro a frenare la spesa e quindi i consumi&#8221; osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. &#8220;Per questo motivo siamo convinti che sia indispensabile scongiurare il previsto aumento dell&#8217;Iva dal 21 al 22%. Un nuovo inasprimento dell&#8217;imposta sul valore aggiunto &#8211; spiega Longobardi &#8211; rappresenterebbe la mazzata finale sui consumi. Ciò non tanto per l&#8217;aumento dei prezzi causato dall&#8217;aumento fiscale, quanto dalla sensazione ormai diffusa fra la gente che non c&#8217;è più limite al prelievo da parte dello Stato&#8221;. Secondo il presidente di Unimpresa &#8220;serve un segnale forte e questo segnale deve arrivare proprio dallo stop all&#8217;Iva magari accompagnato dall&#8217;impegno a riportare l&#8217;aliquota al 20% al più presto. Come abbiamo già osservato, il giro di vite Iva ha già provocato un calo del gettito e la riduzione delle entrate potrebbe aumentare ancora. Allo Stato non conviene alzare troppo l&#8217;asticella del fisco&#8221;.</p>
<p><strong>Ufficio Stampa Unimpresa</strong><br />
a cura di Ago Press<br />
Contatti Luigi D’Alise<br />
Tel. 0818074254<br />
Mob. 3351851384<br />
Mail unimpresa@agopress.it<br />
Web www.unimpresa.it</p>
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		<title>Crisi. Unimpresa, giù di 46 miliardi i prestiti delle banche</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Press Release]]></category>

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		<description><![CDATA[Credit crunch senza fine: negli ultimi dodici mesi i prestiti delle banche sono diminuiti di 46,1 miliardi di euro con un calo del 5,14%. La contrazione del credito ha colpito tutti i comparti: è arrivato meno denaro, infatti, sia alla pubblica amministrazione (-7,9 mld) sia alle famiglie (-8,5 mld) sia alle imprese (-29,6). A marzo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Credit crunch senza fine: negli ultimi dodici mesi i prestiti delle banche sono diminuiti di 46,1 miliardi di euro con un calo del 5,14%. La contrazione del credito ha colpito tutti i comparti: è arrivato meno denaro, infatti, sia alla pubblica amministrazione (-7,9 mld) sia alle famiglie (-8,5 mld) sia alle imprese (-29,6). A marzo del 2013 il totale della massa di crediti erogati dagli istituti a pa, cittadini e aziende era a quota 3.433,4 miliardi rispetto ai 3.479,6 di marzo 2012. Questi i dati principali del rapporto sul credito realizzato dal Centro studi Unimpresa.<br />
Il totale dei finanziamenti bancari alla pubblica amministrazione a marzo 2013 è arrivato a 1.971,6 miliardi, in calo di 7,9 miliardi rispetto ai 1.979,6 miliardi di un anno prima. La riduzione, seppur lieve (-0,40%), segna un&#8217;inversione di tendenza rispetto al recente passato che ha visto sempre in crescita i prestiti degli istituti alla pa. Quanto alla durata, sono calati i finanziamenti a lunga scadenza (oltre 5 anni): da 1.102,3 miliardi a 1.085 miliardi con una contrazione di 17,3 miliardi (-1,57%). In diminuzione (-2,11%) anche il credito a medio periodo (fino a 5 anni) da 214,4 miliardi a 209,9 miliardi (-4,5 miliardi). In crescita, invece, di 13,9 miliardi i prestiti a breve (fino a 1 anno) da 662,8 miliardi a 676,7 miliardi (+2,10%).<br />
Negativi i risultati anche per le famiglie che complessivamente hanno visto ridursi lo stock di finanziamenti di 8,5 miliardi (-1,39%) da 615,1 di marzo 2012 a 606,5 miliardi di marzo scorso. Quanto ai tipi di prestiti, è calato di 3,7 miliardi (-5,98%) il credito al consumo (da 62,6 mld a 58,9), sono scesi di 2,9 miliardi (-0,8%) i mutui (da 367,5 mld a 364,6 mld) e sono diminuiti anche gli altri prestiti (tra cui i fidi) di 1,8 miliardi (-1,02%, da 184,9 mld a 183 mld).<br />
Per quanto riguarda le imprese l&#8217;ammontare di prestiti è sceso da 884,8 miliardi di marzo 2012 a 855,1 di marzo 2013: in un anno, dunque, le aziende hanno subito un &#8220;taglio&#8221; delle erogazioni di quasi 30 miliardi (-29.6) con una stretta pari al 3,35%. Quanto alla durata, risultano in discesa tutti i tipi di finanziamento: quelli a breve (-11,8 mld, -3,52%), quelli a medio termine (-3,8 mld, -2,89%), quelli a lunga scadenza (-13,9 mld, -3,35%).<br />
&#8220;Nonostante le rassicurazioni delle banche centrali, che hanno indicato un miglioramento a inizio 2013 del mercato del credito, continuiamo a registrare una pesante riduzione dei finanziamenti. I rubinetti chiusi, anzi ormai letteralmente serrati, sono il peggior segnale della recessione e allo stesso tempo aumentano la preoccupazione circa le speranze di ripresa&#8221; osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. &#8220;L&#8217;uscita dalla recessione, come indichiamo da tempo, dipende da due fattori: la capacità di far ripartire il motore dei finanziamenti e un piano serio volto a una drastica riduzione del carico fiscale sull&#8217;economia&#8221; aggiunge Longobardi convinto che &#8220;il Governo di Enrico Letta, invece di promettere nuova occupazione, che non si fa per decreto, dovrebbe partire proprio dalle tasse e dalla liquidità&#8221;.</p>
<p><strong>Ufficio Stampa Unimpresa</strong><br />
a cura di Ago Press<br />
Contatti Luigi D’Alise<br />
Tel. 0818074254<br />
Mob. 3351851384<br />
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		<title>Sorrento Press Award</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 09:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I siti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="267" height="180" src="http://www.agopress.it/wp-content/uploads/2013/04/sorrentopressaward.it_-267x180.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sorrentopressaward.it" /></p>Sito del Premio Giornalistico Internazionale Città di Sorrento per diffondere, ampliare e consolidare l’immagine e la promozione della penisola sorrentina www.sorrentopressaward.com www.sorrentopressaward.com/en]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="267" height="180" src="http://www.agopress.it/wp-content/uploads/2013/04/sorrentopressaward.it_-267x180.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sorrentopressaward.it" /></p>Sito del Premio Giornalistico Internazionale Città di Sorrento per diffondere, ampliare e consolidare l’immagine e la promozione della penisola sorrentina www.sorrentopressaward.com www.sorrentopressaward.com/en]]></content:encoded>
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		<title>Libri. &#8220;Storia del turismo in Italia&#8221;, alla scoperta della nostra identità</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 10:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Press Release]]></category>

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		<description><![CDATA[Comprendere le radici storiche del turismo significa cogliere le grandi trasformazioni culturali, sociali ed economiche che hanno interessato tante aree del Paese e anticiparne gli sviluppi futuri. Un&#8217;analisi dei fenomeni che condussero la società occidentale, fra Ottocento e Novecento, a proclamare la nascita del turismo come categoria culturale, è offerta dal libro di Annunziata Berrino, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Comprendere le radici storiche del turismo significa cogliere le grandi trasformazioni culturali, sociali ed economiche che hanno interessato tante aree del Paese e anticiparne gli sviluppi futuri.</div>
<div>Un&#8217;analisi dei fenomeni che condussero la società occidentale, fra Ottocento e Novecento, a proclamare la nascita del turismo come categoria culturale, è offerta dal libro di Annunziata Berrino, &#8220;Storia del turismo in Italia&#8221; (Il Mulino, 336 pp., € 23,00), che sarà presentato sabato 6 aprile, alle ore 17 e trenta, presso la sala consiliare del Comune di Sorrento.</div>
<div>Con l&#8217;autrice, docente di Storia Contemporanea alla Federico II di Napoli, saranno presenti il sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo,l’assessore alla Cultura, Maria Teresa De Angelis, il presidente dell&#8217;Associazione degli agenti di viaggio della penisola sorrentina, Antonino Amuro e il segretario del Centro di cultura e storia amalfitana, Donato Sarno. L&#8217;incontro, moderato da Luigi D’Alise, direttore dell’Ago Press, è promosso da Carlo Alfaro, del gruppo Il Caffè delle Muse e sarà arricchito dal contributo di letture dell&#8217;attore Roberto Azzurro e dell&#8217;esibizione di un gruppo di danza coordinato dalla coreografa Floriana Cafiero.</div>
<div>Nel testo, Annunzia Berrino prende come punto di partenza il momento in cui nasce il viaggio di diporto, cioè per vacanza, e che vede l’Italia meta ambita dei viaggi di stranieri, per poi soffermarsi sull’emergere del turismo del benessere, con la fortuna dei soggiorni termali e delle vacanze al mare, sullo sviluppo delle infrastrutture e delle istituzioni e la progressiva, impetuosa diffusione del turismo di massa, che rende oggi questo settore una delle realtà economiche cruciali del nostro Paese. Il volume chiarisce come nasce quella condizione leggera, quasi beata, propria dei turisti, nella quale è consentito allontanarsi dal quotidiano e, talora, persino spogliarsi della propria identità. Il libro ricostruisce la contemporanea evoluzione del sistema dei servizi, delle istituzioni e delle politiche turistiche dall&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento a oggi raccontando come, nelle infinite località turistiche italiane &#8211; città d&#8217;arte o termali, in montagna, al mare o ai laghi &#8211; processi culturali, mode, organizzazioni e consumi si siano trasformati a ritmo incalzante, fino a connotare l’identità del nostro popolo.</div>
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		<title>Prodotti agroalimentari in cambio di rifiuti. Parte &#8220;L&#8217;isola ecologica del tesoro&#8221;</title>
		<link>http://www.agopress.it/press-release/prodotti-agroalimentari-in-cambio-di-rifiuti-parte-lisola-ecologica-del-tesoro/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 09:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Press Release]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dal 6 aprile prossimo, ai cittadini di Sorrento che conferiranno presso il Centro di Raccolta i rifiuti domestici, saranno consegnati eco-punti da spendere in prodotti agroalimentari o in altri generi di consumo, disponibili presso aziende agricole ed esercizi convenzionati. E’ l’obiettivo dell’iniziativa “L’isola ecologica del tesoro”, promossa dal Comune di Sorrento e da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal 6 aprile prossimo, ai cittadini di Sorrento che conferiranno presso il Centro di Raccolta i rifiuti domestici, saranno consegnati eco-punti da spendere in prodotti agroalimentari o in altri generi di consumo, disponibili presso aziende agricole ed esercizi convenzionati. E’ l’obiettivo dell’iniziativa “L’isola ecologica del tesoro”, promossa dal Comune di Sorrento e da Penisolaverde, la società mista incaricata della gestione dell’igiene urbana, in collaborazione con il Conai e con i consorzi di filiera Cial, Ricrea, Corepla, Coreve e Centro di Coordinamento Raee. “A tutti i cittadini che si recheranno al Centro di Raccolta Comunale per conferire materiali riciclabili viene attribuito un eco-punto per ogni chilogrammo – spiega il sindaco, Giuseppe Cuomo &#8211; Ogni anno gli eco-punti vengono commutati in valore economico, attraverso una tabella di punteggio per ogni materiale. Il valore economico può essere speso negli esercizi aderenti oppure in prodotti delle aziende agricole del territorio”. “Nel corso dell’iniziativa, finalizzata ad incrementare i quantitativi e la qualità degli imballaggi domestici, saranno previsti premi per utenti particolarmente virtuosi – interviene il direttore di Penisolaverde, Luigi Cuomo – Pensiamo ad esempio il cittadino che nel mese avrà conferito la maggiore quantità di imballaggi in plastica. Al grido di “Dai peso ai tuoi rifiuti”, a Piano di Sorrento, dove l’iniziativa è partita lo scorso febbraio, in due mesi sono stati registrati oltre 1509 conferimenti”. A partire dal mese di maggio, su prenotazione, sarà anche possibile conferire presso il Centro di Raccolta anche varie tipologie di rifiuti speciali. Per informazioni è possibile contattare l’Ufficio Ambiente del Comune di Sorrento al numero 0815335330 oppure Penisolaverde allo 0818773443.</p>
<p><b>Ufficio Stampa Comune di Sorrento</b><br />
a cura di Ago Press<br />
Contatti Luigi D&#8217;Alise<br />
Tel. 0818074254<br />
Mob. 3351851384<br />
Mail <a href="mailto:comunedisorrento@agopress.it">comunedisorrento@agopress.it</a><br />
Web <a href="http://www.comune.sorrento.na.it/" target="_BLANK">www.comune.sorrento.na.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Debiti Pa. Unimpresa, oltre 215mila aziende attendono pagamenti da Stato ed enti locali</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 14:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Press Release]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono oltre 215mila le imprese italiane che vantano crediti con la pubblica amministrazione. E per ciascuna di esse la media degli arretrati dei pagamenti è pari a 422mila euro. Questi i dati di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sulla questione dei debiti della Pa, che dovrebbe essere sbloccata in parte domani con un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Sono oltre 215mila le imprese italiane che vantano crediti con la pubblica amministrazione. E per ciascuna di esse la media degli arretrati dei pagamenti è pari a 422mila euro. Questi i dati di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sulla questione dei debiti della Pa, che dovrebbe essere sbloccata in parte domani con un decreto legge varato dal Governo. L&#8217;analisi di Unimpresa, basata su dati Istat e Banca d&#8217;Italia, mette in luce i dati sulle imprese che vantano credito con la Pa settore per settore. Nell&#8217;industria è pari all&#8217;1,2% la quota di imprese in credito con lo Stato: vuol dire che ci sono 5.436 aziende che aspettano a di veder saldata una fattura. Nel comparto delle costruzioni (edilizia e ristrutturazioni) la quota di imprese in fila d&#8217;attesa è pari al 16,2%, che equivale a 100.926 aziende. Il record è nei servizi: sono 109.131 (il 3,3% del totale del settore) le imprese a cui lo Stato centrale o gli enti locali e territoriali (regioni, province e regioni) devono riconoscere un corrispettivo.</div>
<div>Complessivamente, dunque, sul totale delle imprese italiane (4.383.000) il 4,9 è creditore della pubblica amministrazione: 215.493 aziende, insomma, corrono il rischio di licenziare i dipendenti, di chiudere in perdita un bilancio, di avviare una procedure di crisi, di trovarsi in una pericolosa condizione di insolvenza o, ipotesi peggiore, di imboccare la strada del fallimento. Tutto questo per colpa dei ritardi di pagamento della Pa.</div>
<div>Lo stock di arretrati, tra Stato ed enti locali, è pari a 91 miliardi di euro: le misure dell&#8217;Esecutivo dovrebbero servire per sbloccare 20 miliardi quest&#8217;anno e altri 20 miliardi nel 2014. &#8220;Ci auguriamo che domani il Governo vada ben oltre i 6-7 miliardi di euro di cui si discute nella bozza del decreto sblocca-pagamenti&#8221; osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. &#8220;L&#8217;economia italiana vive una delle fasi più drammatiche della storia. Il pagamento degli arretrati &#8211; aggiunge Longobardi &#8211; consentirebbe di respirare non solo alle imprese creditrici dello Stato centrale o delle amministrazioni territoriali, ma anche a tutte le altre aziende collegate e fornitrici&#8221;. Secondo il presidente di Unimpresa &#8220;si innescherebbe un effetto leva, un moltiplicatore incredibile che potrebbe fare da volano per riuscire ad agganciare la ripresa. Ovviamente questa misura nda sola non basta: la questione fiscale, con un auspicabile piano volto alla riduzione del carico tributario, e il tema del credito bancario, con un disegno per rimettere in moto il motore dei prestiti, restano cruciali per le imprese italiane e devono essere al primo punto dell&#8217;agenda del nuovo Governo&#8221;. Per Longobardi &#8220;anche il lavoro dei saggi chiamati dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, deve partire da fisco e credito&#8221;.</div>
<div><strong>Ufficio Stampa Unimpresa</strong><br />
a cura di <a href="http://www.agopress.it" target="_blank">Ago Press</a><br />
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Mail unimpresa@agopress.it<br />
Web www.unimpresa.it</div>
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		<title>Credito. Unimpresa, banche tagliano 167 milioni al giorno</title>
		<link>http://www.agopress.it/press-release/credito-unimpresa-banche-tagliano-167-milioni-al-giorno/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 10:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Press Release]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni giorno le banche hanno tagliato i prestiti alle imprese e alle famiglie italiane per un ammontare pari a 167 milioni di euro. Mentre la media mensile della riduzione degli impieghi è pari a 3,5 miliardi di euro. In totale, tra gennaio 2012 e gennaio 2013, la contrazione del credito alla cosiddetta economia reale è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno le banche hanno tagliato i prestiti alle imprese e alle famiglie italiane per un ammontare pari a 167 milioni di euro. Mentre la media mensile della riduzione degli impieghi è pari a 3,5 miliardi di euro. In totale, tra gennaio 2012 e gennaio 2013, la contrazione del credito alla cosiddetta economia reale è stata pari a 42,2 miliardi. Queste le conclusioni più rilevanti del rapporto del Centro studi Unimpresa sul credito delle banche a famiglie e imprese. La media giornaliera è stata calcolata prendendo in considerazione i soli giorni lavorativi (253 nel 2012). Complessivamente lo stock di finanziamenti erogati dagli istituti di credito si è ridotto del 2,79%, calando dai 1.516,4 miliardi del gennaio 2012 ai 1.474,1 del gennaio 2013. Dati che evidenziano un sensibile credit crunch.<br />
Nel dettaglio, i prestiti alle imprese sono passati da 899,3 miliardi di euro del 2012 a 865,7 miliardi di inizio 2013 con una riduzione del 3,74%, vale a dire 33,6 miliardi in meno nell&#8217;arco di un anno; ogni mese, perciò, la riduzione è stata pari a 2,8 miliardi che vuol dire una media giornaliera di 133 milioni. Guardando alla durata dei finanziamenti, sono diminuiti sia quelli a breve (fino a 1 anno) passando da 349,3 miliardi a 334,5 miliardi (-13,8 miliardi cioè -3,95%), sia quelli a medio periodo (fino a 5 anni) calati da 132,3 miliardi a 126,7 miliardi (-5,6 miliardi cioè -4,28%). Giù anche i prestiti al lungo periodo (oltre 5 anni) che hanno fatto registrare una contrazione di 14,1 miliardi (-3,4%) passando da 417,6 miliardi a 403,4 miliardi.<br />
In difficoltà anche le famiglie che si rivolgono alle banche per avere prestiti. La stretta ai rubinetti riguarda sia il credito al consumo sia i mutui per l&#8217;acquisto della casa. In totale, l&#8217;ammontare dei finanziamenti alle famiglie è passato, tra gennaio 2012 e gennaio 2013, da 617 miliardi a 608,4 con un calo dell&#8217;1,39%, cioè 8,5 miliardi; ogni mese, perciò, la riduzione è stata pari a 716 milioni che vuol dire una media giornaliera di 34 milioni. Un volume di denaro assai consistente che poi ha contribuito a determinare, insieme con l&#8217;aumento della pressione fiscale (in particolare l&#8217;Imu), il crollo del mercato immobiliare. I mutui hanno visto una diminuzione di 2,3 miliardi di euro (-0,65%) da 367,1 miliardi a 364,7. Il credito al credito al consumo e gli altri tipi di prestiti personali sono scesi da 249,5 miliardi a 243,7 con una contrazione pari a 5,8 miliardi (-2,34%).<br />
&#8220;Ogni volta che analizziamo i dati sul credito ci convinciamo che uno dei motivi della recessione nasce proprio dal motore dei prestiti fermo&#8221; osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. &#8220;La possibilità di far ripartire l&#8217;economia, quindi, si fonda proprio dalla capacità di rimettere in moto i finanziamenti alle imprese e alle famiglie&#8221; aggiunge Longobardi convinto che &#8220;va rimessa in circolazione liquidità, per consentire alle famiglie di spendere, quindi ai consumi di ripartire, e alle famiglie di fare investimenti e guardare al futuro con fiducia. Se ne occupi il prossimo Governo: quello del credito insieme col fisco deve essere la priorità. Questo dimostra che non intendiamo gettare la croce addossi ai banchieri, i quali devono fare i conti con gli effetti devastanti della crisi e della recessione, a cominciare dall&#8217;aumento delle sofferenze, cioè dei prestiti che non vengono rimborsati proprio per l&#8217;economia che ristagna. E&#8217; una spirale negativa che va interrotta, ma servono misure da parte dello Stato e altissimo senso di responsabilità da parte dei partiti politici che proprio in queste ore discutono circa la formazione di un nuovo Esecutivo: l&#8217;Italia è a un bivio&#8221;.</p>
<p><strong>Ufficio Stampa Unimpresa</strong><br />
a cura di Ago Press<br />
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		<title>Crisi. Unimpresa, 5 aziende su 6 temono fallimento entro l&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 15:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sondaggio del Centro studi: 83,6% associate prevede stati di crisi, dissesti finanziari, procedure concorsuali. I motivi delle preoccupazioni: scarso credito, fisco, pagamenti pa, mancati incassi, investimenti bloccati, mercato del lavoro poco flessibile Un 2013 nero per le aziende italiane: 5 su 6 temono di fallire entro la fine dell&#8217;anno. Sono diversi i motivi che mettono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Sondaggio del Centro studi: 83,6% associate prevede stati di crisi, dissesti finanziari, procedure concorsuali. I motivi delle preoccupazioni: scarso credito, fisco, pagamenti pa, mancati incassi, investimenti bloccati, mercato del lavoro poco flessibile</strong></div>
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<div>Un 2013 nero per le aziende italiane: 5 su 6 temono di fallire entro la fine dell&#8217;anno. Sono diversi i motivi che mettono in ansia gli imprenditori del nostro Paese: problemi con le banche per la concessione di credito, ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, mancati incassi da clienti privati, difficoltà nel rispettare scadenze e adempimenti fiscali, impossibilità di pianificare investimenti, scarsa flessibilità nel gestire l&#8217;occupazione. Questi i risultati di un rapporto del Centro studi Unimpresa che ha realizzato un sondaggio a campione fra le 130.000 associate attraverso le 60 sedi nazionali, dopo le elezioni politiche del 25-26 febbraio scorso.</div>
<div>Il sondaggio mette in luce che nei prossimi 10 mesi potrebbe registrarsi un&#8217;impennata di dissesti finanziari, stati di crisi o addirittura fallimenti. Una previsione drammatica che viene registrata nell&#8217;83,6% delle risposte ai questionari. La recessione economica più dura del previsto e l&#8217;assenza di prospettive di ripresa rendono il quadro ancora più cupo, stando alle indicazioni fornite dalle aziende. Il sondaggio è stato condotto dopo la recente tornata elettorale: quadro parlamentare frammentato e sostanziale instabilità politica, vista l&#8217;assenza di una maggioranza netta sia alla Camera al Senato che per ora non rende agevole la formazione di un Governo, vengono ritenuti elementi di ulteriore preoccupazione.</div>
<div></div>
<div><strong>I motivi: credito, fisco, pagamenti pa, mancati incassi, investimenti, lavoro. </strong>Le imprese indicano alcuni motivi precisi come fattori negativi. In cima alla &#8220;classifica&#8221; c&#8217;è la questione credito: i problemi con le banche sono di due tipi. Anzitutto l&#8217;inasprimento delle condizioni per la concessione di nuovi finanziamenti; poi viene segnalato l&#8217;aumento delle richieste di rientro, anche fra le imprese con bilanci in regola. Di fatto molti istituti bancari chiudono improvvisamente linee di credito, scoperti di conto corrente e affidamenti anche ad aziende &#8220;sane&#8221;&#8216;, facendole finire su un terreno scivoloso.</div>
<div>Dito puntato, poi, contro le tasse: la pressione fiscale (imposte e contributi), che per le imprese supera il tetto del 50%, è il quarto elemento destabilizzante: scadenze e adempimenti tributari sono difficilissimi da rispettare.</div>
<div>Il terzo fattore allarmante è il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione. Anzitutto per lo stock da 90-100 miliardi che non viene sbloccato da amministrazioni centrali e locali, come recentemente denunciato dalle banche, a causa dello stallo nel meccanismo di certificazione dei crediti vantati dalle imprese. Non solo: le nuove direttive europee adottate recentemente in Italia &#8211; che dovrebbero imporre alla Pa di saldare le fatture entro 60 giorni &#8211; trovano scarsissima applicazione.</div>
<div>Ritardi dei pagamenti sono evidenziati anche nei rapporti fra privati che si traducono &#8211; quarto fattore &#8211; in un colpo tremendo alla circolazione di liquidità e nella crescita delle insolvenze.</div>
<div>La quinta fonte di apprensione è lo stop agli investimenti che, allo stesso tempo, rappresenta un fattore e una conseguenza della crisi economica. Per le imprese italiane la pianificazione degli investimenti sia sul versante dell&#8217;innovazione sia su quello della manutenzione ordinaria di stabilimenti, fabbriche, capannoni, esercizi commerciali, infrastruttura tecnologica.</div>
<div>Il sesto e ultimo elemento critico è l&#8217;ingessamento del mercato dell&#8217;occupazione. Le nuove regole varate lo scorso anno dal Governo tecnico non hanno migliorato la situazione e non hanno risposto alla esigenza di maggiore flessibilità chiesta dai datori di lavoro.</div>
<div></div>
<div><strong>Il presidente Longobardi: &#8220;Un Governo subito per dare risposte concrete&#8221;. </strong>&#8220;È evidente &#8211; spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi &#8211; che la situazione è da allarme rosso: noi auspichiamo la formazione di un Governo in tempi rapidissimi. Bisogna superare pregiudizi e contrapposizioni, serve responsabilità. Abbiamo anche caldeggiato la creazione di una grande alleanza fra i due principali schieramenti come soluzione per assicurare al Paese una guida stabile: servono risposte concrete sia per le imprese sia per le famiglie, il cui livello di esasperazione cresce ora dopo ora. Non stiamo camminando verso un burrone, ma stiamo già arrivati sul precipizio e non camminiamo più: zoppichiamo&#8221;.<strong>Ufficio Stampa Unimpresa</strong><br />
a cura di <a href="http://www.agopress.it/" target="_blank">Ago Press</a><br />
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		<title>Crisi. Unimpresa, nel 2012 38 miliardi in meno di prestiti ad aziende e famiglie</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 13:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un 2012 da dimenticare per il credito a famiglie e imprese: in dodici mesi i prestiti sono crollati di quasi 38 miliardi di euro. Risultano in crescita, invece, i finanziamenti alla pubblica amministrazione saliti di oltre 20 miliardi. Nel dettaglio, i prestiti alle imprese e alle famiglie sono diminuiti dai 1.512,5 miliardi del 2011 ai [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un 2012 da dimenticare per il credito a famiglie e imprese: in dodici mesi i prestiti sono crollati di quasi 38 miliardi di euro. Risultano in crescita, invece, i finanziamenti alla pubblica amministrazione saliti di oltre 20 miliardi. Nel dettaglio, i prestiti alle imprese e alle famiglie sono diminuiti dai 1.512,5 miliardi del 2011 ai 1.474,7 miliardi dell&#8217;anno successivo con una riduzione di 37,7 miliardi (-2,5%). Questi i dati dell&#8217;ultimo rapporto del Centro studi Unimpresa.<br />
La rilevazione, realizzata su dati della Banca d&#8217;Italia, mette in luce dunque le enormi restrizioni sul versante degli impieghi da parte delle banche italiane. Il capitolo imprese è quello più drammatico. I prestiti sono precipitati da 894 miliardi a 864,6 miliardi facendo registrare una contrazione di 29,4 miliardi (-3,3%). Guardando alla durata dei finanziamenti, sono diminuiti sia quelli a breve periodo (da 337,5 miliardi a 331 miliardi con un calo di 6,4 miliardi pari a -1,9%) sia quelli a lungo periodo (da 416,8 miliardi a 405,7 miliardi con un calo di 11 miliardi pari a -2,7%). Il segnale più preoccupante arriva dai crediti a medio periodo, dove il crollo è letteralmente vertiginoso: da 139,6 miliardi a 127,7 che vuol dire 11,8 miliardi in meno (-8,5%).<br />
Anche le famiglie sono rimaste a bocca asciutta. In totale la sforbiciata ai prestiti bancari è stata pari a 8,3 miliardi: lo stock di finanziamenti è calato dell&#8217;1,4% scendendo da 618,4 di fine 2011 a 610,1 di fine 2012. Male il mercato dei mutui, che poi ha causato una forte diminuzione delle compravendite immobiliari e, a cascata, un sensibile calo del fatturato del comparto dell&#8217;edilizia. E&#8217; di 2 miliardi la riduzione dei &#8220;finanziamenti per la casa&#8221; (-0,6%) passati da 367,6 miliardi a 365,5 miliardi. Ancora più sensibile la contrazione nel settore del credito al consumo che è stata di 4,4 miliardi (-6,9%), con lo stock calato da 64,1 miliardi a 59,7 miliardi. Pure le altre forme di finanziamento (tra cui i prestiti personali o il leasing) hanno risentito del credit crunch e sono diminuite di 1,8 miliardi (-1%) da 186,6 miliardi a 184,8 miliardi<br />
Sorride, come accennato, solo il comparto pubblico. Nel 2011 i prestiti bancari alla pubblica amministrazione a erano arrivati 1.969,9 miliardi e a fine 2012 erano a quota 1.990,5 miliardi con un aumento di 20,5 miliardi (+1%). L&#8217;impennata è dovuta, in particolare, alla crescita rilevante delle erogazioni a breve periodo (fino a 1 anno) salite di 45,7 miliardi da 649,8 a 695,6 (+7%) che ha compensato il calo di 15,7 miliardi (-7,1%) registrato nei finanziamenti a medio termine (fino a 5 anni), passati da 222,1 miliardi a 206,4 miliardi. In lieve calo anche i crediti a lungo periodo (oltre 5 anni), passati da 1.097,8 miliardi a 1.088,4 miliardi (- 9,4 miliardi, -0,9%).<br />
&#8220;In un nostro recente sondaggio &#8211; commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi &#8211; abbiamo messo in evidenza come molti imprenditori, 3 su 5, sono costretti a ricorrere ai finanziamenti per pagare le tasse. E&#8217; il segnale peggiore. Di denaro allo sportello ne viene erogato sempre meno e quel poco che arriva nelle casse delle aziende viene usato per rispettare, laddove possibile, gli adempimenti tributari&#8221;. Non solo. Secondo Longobardi &#8220;l&#8217;economia italiana sta morendo e perciò proprio il fisco e il credito devono finire in cima all&#8217;agenda del Governo. Il risultato elettorale è drammatico: in Parlamento non esiste una maggioranza netta. Le forze politiche dicono di voler trovare punti in comune per fissare un programma. Partano dalla questione fisco-credito&#8221;.</p>
<p><strong>Ufficio Stampa Unimpresa</strong><br />
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		<title>Sorrento ricorda il cittadino onorario Lucio Dalla</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 14:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 4 marzo, Sorrento ricorderà Lucio Dalla, nel primo anniversario della scomparsa. Due gli appuntamenti in programma dedicati all&#8217;indimenticabile artista, cittadino onorario di Sorrento. Alle ore 18 e trenta, presso la Basilica di Sant&#8217;Antonino, sarà celebrata una messa di suffragio, alla presenza del sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo. A seguire, appuntamento presso la pasticceria Primavera. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 4 marzo, Sorrento ricorderà Lucio Dalla, nel primo anniversario della scomparsa.<br />
Due gli appuntamenti in programma dedicati all&#8217;indimenticabile artista, cittadino onorario di Sorrento.<br />
Alle ore 18 e trenta, presso la Basilica di Sant&#8217;Antonino, sarà celebrata una messa di suffragio, alla presenza del sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo.<br />
A seguire, appuntamento presso la pasticceria Primavera. Qui, Antonio Cafiero riproporrà la torta realizzata nel 1998, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria. In sottofondo, le note di celebri successi del cantautore bolognese, con un evento musicale a cura di Nino Lauro e Gass Ercolano. Un ricordo sarà affidato ad Angelo Leonelli, uno dei più grandi amici sorrentini di Lucio Dalla. &#8220;E&#8217; un piccolo ma sentito tributo a un grande artista che ha contribuito a diffondere nel mondo il nome di Sorrento &#8211; ha dichiarato Cuomo &#8211; Il legame con la nostra città è stato e sarà forte e indissolubile. La sua Caruso è una canzone che parla d&#8217;amore sullo sfondo di questo mare che lui tanto amava. E&#8217; por questo che a Lucio Dalla, come già annunciato, sarà presto intitolata la piazza di Marina Piccola&#8221;.</p>
<p><strong><b>Ufficio Stampa Comune di Sorrento</b><br />
</strong>a cura di Ago Press<br />
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</strong></p>
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