“Apprendiamo con enorme piacere l’adesione di massa delle banche alla moratoria sui debiti delle imprese, ma l’accordo non basta: i rubinetti del credito sono ormai chiusi da tempo e serve quindi una netta svolta da parte degli istituti per la valutazione delle richieste di finanziamento”. Così il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, sui dati forniti oggi dall’Abi secondo cui  il 90% degli sportelli bancari su tutto il territorio nazionale mette a disposizione delle imprese le «Nuove misure per il credito alle pmi».
“I numeri dell’associazione bancaria sono certamente positivi, ma le nostre rilevazioni sul territorio, fra le 130mila associate a Unimpresa, ci dicono che oltre la metà delle imprese è in seria difficoltà sul fronte dei prestiti bancari” dice Longobardi. E al presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, che da Siena ha difeso le banche convinto che seguano  il «modello virtuoso» incentrato su crediti a imprese e famiglie e titoli di stato, Longobardi chiede di “andare sul territorio a tastare con mano una realtà ben diversa da quella che cerca di rappresentare: le banche non solo negano fidi o prestiti agli imprenditori in crisi, ma chiedono i cosiddetti rientri pure alle aziende con i conti in ordine”. Secondo il numero uno di Unimpresa, “in questo modo si distrugge l’economia” e allora serve “un deciso cambio di passo nella valutazione del merito di credito e, più in generale, nel rapporto banche-imprese”.
Longobardi ha poi ricordato il recente rapporto di Unimpresa secondo cui “le restrizioni dei finanziamenti, insieme con i ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione, rappresentano i fattori principali che spingono gli imprenditori nella rete della criminalità organizzata, l’unica fonte di liquidità disponibile nel Paese”.

a cura del Servizio Ufficio Stampa Ago Press