ingannoSecondo i ricercatori, l’opinione pubblica rischierà di essere sempre più influenzata dalle finte informazioni pubblicate su social media, forum e siti di notizie

I giovani sono la fetta di popolazione che usa maggiormente i social media. Ma, a sorpresa, ugualmente non riescono a stabilire la veridicità dei contenuti che leggono, e non sono in grado di capire chi ha scritto una notizia e se tale fonte è credibile.
Una ricerca dell’Università di Stanford ha dimostrato, in particolare, che i giovani non sanno distinguere le reali notizie dai contenuti sponsorizzati, e pertanto possono essere facilmente ingannati.
“Siamo rimasti sconcertati dalla mancanza di preparazione degli studenti”, scrivono gli autori, guidati dal professore Sam Winerburg.
Il lavoro dei ricercatori è iniziato nel 2005, molto prima che si infiammasse il dibattito sul possibile uso di false informazioni in rete per manipolare il risultato delle elezioni presidenziali Usa. Ma le conclusioni di questo studio pongono l’accento proprio sul pericolo che la democrazia possa essere minacciata dalla diffusione di notizie inesatte o del tutto infondate. E gli autori sottolineano come spesso divengano virali contenuti disinformativi relativi a problemi civici.

I test effettuati nelle scuole hanno dimostrato che sia i ragazzi delle scuole medie, che quelli delle scuole superiori, si concentrano più sul contenuto dei messaggi che sulle loro fonti.
“I giovani non sono a conoscenza delle convenzioni di base usate per indicare le fonti verificate” spiegano gli autori.
Oltre l’80% dei ragazzi delle scuole medie non ha saputo distinguere una notizia pubblicata da un giornale, da un contenuto di native-advertising, mentre i ragazzi delle scuole superiori, davanti a due post che annunciavano la candidatura di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, non hanno saputo individuare quale fosse quello pubblicato dal vero account di Fox News, e quale invece quello condiviso da un account fake. Solo un quarto ha saputo spiegare il significato della spunta blu, che segnala le fonti verificate, e oltre il 30% ha giudicato più affidabile il profilo finto motivando la scelta con la migliore veste grafica.

L’Università di Stanford vuole correre ora ai ripari. E’ stato annunciato che i risultati di questo studio serviranno per sviluppare corsi di formazione rivolti agli insegnanti, per aiutare i loro allievi a diventare cittadini digitali più consapevoli. “Non vediamo l’ora di condividere le nostre valutazioni e lavorare con gli educatori per creare materiali che aiuteranno i giovani a navigare il mare di disinformazione che incontrano online”, hanno affermato gli autori.

Redazione

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