di Luigi D’Alise
Un romanzo sull’umanità che resiste, questa terza prova narrativa di Antonio Schiavo, con “Sono tristi, di sera, le stazioni”, edito dal Gruppo Albatros Il Filo.
Un libro da regalare e da regalarsi, per riflettere sul valore della solidarietà e sull’importanza di superare la paura del diverso.
Il protagonista, Nino Genna, è un sessantatreenne insegnante di italiano in una scuola elementare di Borgo Scrivia, in Piemonte. Originario della Basilicata, vive lontano dalla sua terra natale e porta con sé una profonda nostalgia, che diventa una chiave di lettura del suo sguardo sul mondo.
La sua vita scorre tranquilla, fino all’arrivo in classe di Fatima, una bambina proveniente dal Sud Sudan, portatrice di una storia di dolore e di speranza. Attraverso l’incontro con lei e con la famiglia, il padre Idris e la madre Appoline, Nino è costretto a interrogarsi sul significato del proprio ruolo di educatore: non solo trasmettere conoscenze, ma anche farsi carico della fragilità dell’altro.
In questo senso, Schiavo delinea un personaggio che incarna la responsabilità etica dell’uomo contemporaneo, chiamato a scegliere tra la prudenza e l’impegno, e affronta con sensibilità temi cruciali come l’integrazione culturale, la scuola come spazio etico, la violenza di genere, la solitudine e la nostalgia.
Il titolo anticipa l’atmosfera che attraversa tutte le pagine: le stazioni, luoghi di passaggio e separazione, diventano metafora delle vite sospese dei personaggi, mai del tutto arrivate, mai completamente partite.
Caratterizzato da una tensione interiore costante, tra il senso del dovere e la malinconia del ritorno, Nino non è un eroe, ma un uomo comune che reagisce in modo straordinario a situazioni ingiuste.
La sua figura rappresenta un ponte generazionale e geografico: il meridionale trapiantato al Nord, che ora deve confrontarsi con un’altra forma di migrazione, quella dei nuovi altri.
Un parallelismo che genera una riflessione sottile sull’identità italiana contemporanea, tra chi è davvero straniero e chi è davvero a casa.
Schiavo evita la retorica dell’inclusione facile, mostrando invece le difficoltà concrete del dialogo interculturale. Il suo Nino percepisce infatti che insegnare non basta: serve ascoltare, difendere, schierarsi. La sua classe diventa un piccolo laboratorio dove il diverso entra, e la comunità deve decidere se respingerlo o trasformarsi.
Con una prosa limpida, empatica, punteggiata da momenti di lirismo, il libro non parla solo di migrazioni, ma di passaggi interiori.
Dalla paura alla cura, dall’indifferenza alla responsabilità.
Il post Libri. Quegli incontri, lungo i binari della vita sembra essere il più recente pubblicato sull’ Ago Press | agenzia giornalistica.