Case history, metodologie di utilizzo ed esempi di buon uso del popolare social network, dedicato a foto e video
Ogni mattina un instagramer si sveglia e sa che dovrà condividere con il mondo qualcosa di eccezionale: per non deludere i propri follower, per raggiungerne di nuovi e per non rovinare il proprio engagement.
Ma l’alba spunta anche per chi ha sempre pensato che Instagram sia un ammasso scomposto di gattini, autoscatti (pardon, selfie) foto di piedi e di tavole imbandite.
Se rientrate in una delle due categorie, allora siete finiti nel posto giusto. In entrambi i casi, la soluzione è infatti la lettura di Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche, scritto da Andrea “Style1” Antoni, uno degli ultimi volumi pubblicati da Dario Flaccovio Editore nella collana Webbook.
Una laurea in Scienze e tecnologie multimediali, grafico e graffiti-writer, Antoni ha redatto una vera e propria guida che aiuta nei vari step del percorso: iscrizione, compilazione del profilo, scatto, editing delle foto, caption, e tutto quanto sia necessario fare prima di pubblicare un contenuto. Ancora, naturalmente, un’ampia sezione dedicata all’uso di filtri, da Slumber a Willow, da X-Pro II a Kelvin.
L’autore sottolinea anche l’importanza della community offline e di come gestirla online. Il tutto corredato da esempi pratici e suggerimenti.
Il volume contiene contributi di Phil Gonzales, Ilaria Barbotti, Marco Lamberto, Giampiero Riva, Morena Menegatti, Alessandra Polo, Giovanni Scrofani, Emma Barreca, Angela Biancat, Francesco Furlan, Ilaria Vangi, Simone Saccomanno, Fabrice Gallina, Stefano Forzoni, Antonio Ficai, Elena Tubaro e Salvatore Russo.
A firmare la prefazione è Orazio Spoto, membro fondatore di @igersitalia e @igersmilano.
“Instagram è promozione turistica – scrive – è comunicazione commerciale, è gruppo, è amore per il territorio, è passione per gli usi e costumi della propria terra e tanto di più”.
UN SOCIAL PER INCONTRARSI OFF LINE
Instagram è la fusione delle parole “instant” e “telegram”: un telegramma inviato da dove mi trovo.
Nasce il 6 ottobre 2010 a San Francisco, grazie all’intuizione di Kevin Systrom, ex borsista di Twitter e appassionato di fotografia e di un suo compagno di università, Mikey Krieger.
“Non erano consapevoli – spiega Phil Gonzalez, fondatore del blog Instagramers.com – della rivoluzione che questo avrebbe comportato non solo per il mondo della fotografia, manche per le relazioni sociali e degli affari. Instagram è un’esperienza unica, che ti permette di condividere la la tua vita, i tuoi sentimenti, le tue emozioni, senza barriere di lingua, frontiera o cultura“.
Insieme a Twitter ci ha imposto l’utilizzo degli hashtag e il formato quadrato, in omaggio alla Polaroid.
Dopo i primi tre mesi di vita Instagram, inizialmente disponibile solo per iOS, contava già un milione di utenti. Il 26 settembre 2011 raggiungeva quota 10 milioni. Ad agosto, si contavano già 150 milioni di foto, non male per una app che ancora non aveva compiuto un anno.
Le tappe successive: 9 aprile 2012 Mark Zuckerberg annuncia l’acquisto di Instagram per 741 milioni di dollari; 26 luglio 2012 raggiunge 80 milioni di utenti; 26 febbraio 2013 i 100 milioni; dicembre 2014 superati i 300 milioni.
E’ il social network con il maggior tasso di incremento della storia. Il segreto del successo? Un grande elemento distintivo che ha aiutato a diffonderla: quello della community, del conoscersi dal vivo.
Il 7 maggio 2011, dopo sette mesi dal debutto dell’app, si svolse infatti il primo Instameet mondiale. L’Instameet è una giornata nella quale si organizza un evento, in cui ci si incontra in un luogo fisico.
Viene annunciato sui profili Instagram degli organizzatori. La durata degli eventi è di poche ore, di solito. Se dura più giorni si chiama Instatour e ogni Instameet ha un hashtag dedicato: ad esempio #nomeInstameet, #località dell’Instameet, #igersnomeprovincia o Regione o Stato. Proprio l’Italia è tra le nazioni con i gruppi più attivi, in questi momenti di forte coesione tra le persone e l’attività online e offline.
#TAGGARESPONSABILE
Non esiste Intagram senza hashtag, come non esiste il cacio senza i maccheroni, scherza Antoni.
Hashtag è l’unione di hash che significa cancelletto e tag che significa etichetta. Non si usano per ricevere più like o diventare famosi, ma possono essere conseguenze derivate dal loro utilizzo sapiente, abbinato a belle fotografie e caption, ovvero didascalie, interessanti.
“Utilizza unicamente hashtag inerenti i contenuti dell’immagine che stai pubblicando – consiglia Morena Menegatti – Utilizzare un hashtag preciso e non troppo mainstream è meglio, perché è vero che più persone lo utilizzano e più possibilità avrà la foto di essere vista, ma allo stesso tempo quest’ultima resterà visibile negli ultimi risultati per un lasso di tempo mimino, andando a perdersi nel marasma generale. Per cui #taggareponsabile: la ricerca dei tag più appropriati per le immagini è tutt’altro che banale. Poi c’è il progetto fotografico che definisce il tuo stile. Quel tipo di foto che ricorre nella tua galleria al punto di farti ricordare proprio per quel genere di fotografia”.
UNICO CRITERIO, LA QUALITA’
Qualunque sia la scelta relativa al materiale da pubblicare, questa deve rispondere assolutamente a un criterio: la qualità.
Instagram è un social network, e premia chi è più bravo a fotografare e chi è più social.
“Quanto pubblichi contenuti, c’è la possibilità di accompagnarli e spiegarli con delle didascalie. L’ideale sarebbe descrivere in modo puntuale e sintetico quello che stai pubblicano, con la regola delle 5W- suggerisce Antoni – Una buona prassi è anche partecipare ai challenge ufficiali che propone settimanalmente Instagram, o una delle miriadi di community presenti sulla piattaforma. Poi utilizzare l’app con costanza e postare in orari precisi: tra le 7 e le 9 di mattina, tra le 12 e le 14 e verso le 20. Esistono vari tool per potere seguire e analizzare le azioni in modo preciso: tra questi Iconosquare e Followgram”.
E poi, come sempre, conta non prendersi troppo sul serio.
“L’obiettivo come per qualsiasi attività social, dovrebbe essere solo uno: divertirti – ricorda Giovanni Scrofani – Instagram dà il meglio di sé quando viene usato per entrare in contatto con persone creative e divertenti, quando ci consente di esprimere il nostro particolare punto di vista sul mondo che ci circonda, quando lo usiamo per condividere il piacere che ci dona un incontro causale. Il resto sono solo pacche sulle spalle”.
Contenuti di qualità. Quanto conta la regola delle Undici P? E quali sono le buone prassi per avere successo?
La qualità a mio avviso è fondamentale. Certo esistono modi paralleli di emergere come lasciare commenti a chiunque, mettere like a caso un poco a tutti oppure seguire tantissimi utenti sperando nel follow di ricambio, ma onestamente lo trovo un modo un poco vuoto e immaturo di utilizzo di questa piattaforma. Anche se può portare a buone cifre, sia chiaro.
Personalmente non trovo molto interessante avere numeri enormi ma privi di un reale significato o apprezzamento, preferisco un profilo gestito con cura e con numeri magari più bassi.
Il punto di partenza resta comunque avere del materiale che funziona da condividere, e non parlo di una sola immagine ma di tutta una serie di foto. Nel tempo è infatti emerso che è fortemente premiante avere un account tematico nel quale vengano pubblicate solo immagini (o video) legati ad un ben determinato filone. Questo serve per targetizzare in modo estremo il pubblico e acquisire quindi dei follower molto interessati all’argomento e quindi, in via di massima, propensi a lasciare like e commenti. Pubblicare immagini molto diverse può portare confusione nei follower e creare una situazione di continuo follow e defollow da parte di persone a cui magari interessava una foto di un determinato argomento, ma molto meno la successiva che trattava un’altra tematica. So che può sembrare strano, ma il defollow su Instagram è una pratica molto veloce e basta veramente poco perché un utente smetta di seguirvi.
Quindi avere un progetto chiaro, concreto e ben riconoscibile è alla base del proprio successo su Instagram. Oppure avere un gatto!
Oltre a questo poi bisogna utilizzare l’app, e compilare tutti i campi in modo corretto. Parlo di scrivere bene la caption, geotaggare l’immagine, utilizzare hashtag mirati e specifici, rispondere sempre a tutte le persone che ci scrivono e avere anche un’intensa attività sociale. Perchè alla fin fine instagram è un social network e quindi non basta pubblicare una foto: bisogna interagire con le altre persone, altrimenti – forse – più che pubblicare contenuti tramite questa app dovremmo farlo semplicemente in un sito vetrina.
Instagram si è ritagliato un ruolo di primo piano nella comunicazione turistica. Come inseguire buoni risultati?
Si è vero, d’altro canto fotografia e turismo si sposano in modo quasi naturale. Direi che per ottenere buoni risultati, oltre alle varie buone prassi valide per tutti e di cui parlo nel libro (costanza, avere un progetto chiaro e delineato, utilizzare in modo consapevole gli hashtag, scrivere una caption chiara ma sintetica etc), per quanto riguarda il turismo bisogna cercare di non creare una sorta di account “vetrina”.
Gli utenti non si collegano ad Instagram per vedere la foto istituzionali della stanza arredata, perfettamente calibrata, ma un poco asettica: cercano emozioni e divertimento. Perché alla fin fine è un’app dedicata alla condivisione delle immagini, ma resta il fatto che le persone si connettono ai social network per divertirsi e svagarsi. Di conseguenza bisogna condividere con i propri followers materiale che porti emozioni, che mostri i luoghi e gli ambienti che fanno parte della propria promozione turistica ma non ripetere le stesse immagini dei cataloghi, perché quelle appunto si trovano già nei cataloghi.
È sicuramente apprezzato il repost di immagini scattate da altri utenti (sempre menzionandoli chiaramente) o di realizzare degli scatti utilizzando i cosiddetti “hashtag creativi” che nel corso del tempo Instagram sta proponendo al grande pubblico tramite il suo blog. Insomma non bisogna prendersi troppo sul serio: bisogna condividere materiale fresco e spiritoso, ma chiaramente sempre di buona qualità.
Da più parti si grida che Instagram ucciderà la fotografia: basta avere un telefono e l’app per essere dei fotografi?
Gli attriti tra fotografi e instagramers assomigliano molto a quelli tra giornalisti e blogger. Io non sono un fotografo, e non credo che mai lo diventerò, ma personalmente non credo che sia un discorso legato al mezzo. Vedo molte persone che comprano delle reflex molto costose e che scattano foto ben peggiori di altri che usano solo lo smartphone, e vedo molti che si dicono fotografi che però fanno solo a gara a chi ha l’apparecchiatura più costosa. Per quella che è la mia piccola esperienza personale vedo che invece instagram sta avvicinando al mondo della fotografia molte persone che prima non si erano mai interessate a questo campo e che invece dopo questo primo approccio hanno iniziato ad interessarsi e seguire corsi tenuti da fotografi.
Credo che porterà, come un poco in tutte le cose, a dei risvolti positivi e ad altri negativi. Rispondendo alla domanda comunque la mia risposta è no: non bastano un telefono ed una app, come non bastano un corpo macchina e una serie di obiettivi.
Quali sono le principali regole per gestire una community e spingere le persone a sentirsi parte del gruppo?
Sono regole di gestione che valgono su Instagram come sulle altre piattaforme: bisogna essere costanti negli aggiornamenti per tenere vivo l’interesse dei follower. Poi bisogna creare dei temi (settimanali o di altra durata) per stimolarli a creare dei contenuti nuovi, per poter magari anche sperimentare tipologie di scatto che altrimenti non avrebbero mai affrontato. È inoltre importante rispondere a tutti, anche a chi si pone in modo negativo, cercando sempre il dialogo e non scadere mai nel turpiloquio.
Il repost delle foto dei follower della community è molto importante, perché gli si da visibilità e li si fa sentire importanti.
Per ultimo, ma solo come ordine di esposizione, in verità è uno dei punti che ha reso le community degli instagramers così forti, bisogna organizzare degli eventi “off-line”, insomma incontrarsi dal vivo. Per conoscersi realmente, saldare le amicizie e chiaramente, dare alle persone l’opportunità di scattare fotografie.
Il Guardian è stato il primo giornale ad usare la piattaforma. Quali sviluppi potrebbe avere Instagram per il settore dell’informazione?
Anche se tra gli utenti di Instagram la parte dedicata ad editing e post produzione sta diventando sempre più importante, di suo l’app permette la condivisione di immagini più o meno immediate. Di conseguenza dal punto di vista giornalistico potrebbe far veicolare immagini in modo immediato più o meno come Twitter.
Bisogna inoltre sottolineare che, a breve, saranno disponibili anche le ADV sponsorizzate e i link cliccabili: in questo modo sarà possibile magari pubblicare l’immagine relativa ad un articolo, una sua breve didascalia e poi aggiungere il link che rimandi al portale dove il resto del post è presente (cosa attualmente non possibile). Questa per le testate giornalistiche, ma ovviamente non solo, sarà un’implementazione importantissima che modificherà in modo molto forte l’esperienza dell’utente in questa piattaforma.
Un capitolo del libro è dedicato ad una selezione di account che si distinguono per i loro progetti originali. Puoi elencane qualcuno?
Per me il migliore resta uno ed uno soltanto: @osnuflaz. Il tirannosauro giocattolo che, da anni, appare ovunque, in tutte le situazioni e in tutti gli angoli del mondo oramai ha fatto scuola. Non a caso con il passare del tempo i profili dedicati a toys sono aumentati a dismisura, ma pochi hanno avuto la sua genialità e soprattutto la sua costanza.
Un’altra persona che utilizza Instagram in modo particolare, e vincente, è @Virgola_. Dico particolare perché fondamentalmente non pubblica foto, bensì illustrazioni, però in realtà sono foto di illustrazioni: ogni suo disegno infatti interagisce con un oggetto reale, che viene posto sopra allo sketch e poi fotografati assieme. Il suo profilo esiste da meno di due anni, ma il numero dei suoi seguaci continua a salire vertiginosamente.
Poi c’è anche chi non pubblica immagini particolarmente curate dal punti di vista della composizione, o dell’editing, ma sta ottenendo risultati incredibili: parlo di @barista_dritan_alsela, 45mila follower pubblicando foto di caffè. In realtà più che semplici caffè sono dei cappuccini che lui realizza con dei disegni fatti sulla schiuma: in questo caso quindi a essere vincente non è tanto l’immagine o il video, che diventano puro elemento divulgativo, ma il suo prodotto e la sua bravura in questo campo lavorativo.
Insomma: non esiste una sola strada per riuscire a ottenere il successo su Instagram, ma ce ne sono veramente molte.
Alla base di tutto resta comunque riuscire a proporre qualcosa di molto originale in modo tale da uscire dalla grande massa di contenuti spesso accattivanti, ma troppo simili, per riuscire a prendere per sè una nicchia di pubblico. Ed essendoci attualmente 500 milioni di utenti, un nicchia anche piccola equivale a numeri veramente grandi.