google+_salvatore_russoIn libreria e negli store digitali il manuale “Scopri Google Plus e conquista il web”. Intervista all’autore.

A Natale ho regalato ad un’amica un tablet Android. Al primo avvio le ho configurato una Gmail, così da consentirle di scaricare app dal Play Store.
Da quel momento Google+ mi suggerisce di inserire la mia amica nelle cerchie. Cosa che farei anche volentieri, se non fosse che nella piattaforma lei appare con una foto di profilo anonima e sulla sua bacheca non c’è nemmeno un post.
Quando le ho domandato perché non usasse Google+, mi ha guardato con la faccia a punto interrogativo. Poi, con un po’ di compassione, mi ha risposto che proprio non ricordava di essersi iscritta a Google+, e che in ogni caso non le serviva un doppione di Facebook.
L’opinione della mia amica non è insolita. Ed è già un passo avanti rispetto a quella di tanti che nemmeno sanno dell’esistenza di Google+. Gli stessi che, pur non usandoli, conoscono invece Facebook e Twitter in virtù dei continui riferimenti che vi si fanno sulla stampa e in televisione.

Anche tra gli addetti ai lavori, nel settore marketing e informazione, non è raro imbattersi in professionisti che ritengono Google+ un progetto sul quale Big G ha investito tanto, ottenendo in cambio risultati deludenti. Un social che, forti di qualche dato statistico, bollano come marginale. Al massimo, buono solo per la Seo e gli Hangouts.

A provare ad abbattere i luoghi comuni che circondano Google+, e a spiegare nel dettaglio le potenzialità della creatura di Larry Page e Sergey Brin, ci ha pensato Salvatore Russo, apprezzato blogger e marketing manager di 6sicuro.it, che ha pubbilcato per l’editore Flaccovio il manuale Scopri Google Plus e conquista il web.
Il volume, 367 pagine di guide tecniche miscelate con un pizzico di humor – la noia, garantisco, è bandita – spiega approfonditamente quali sono le caratteristiche di Google+, e le ragioni per le quali chiunque lavori sul web, con il web o per il web, non può escludere Google+ dalle proprie strategie digitali. Una lettura utile sia per comprendere la chimica delle fondamenta di questo social, sia per imparare a sbrigare faccende pratiche come aprire un profilo o una pagina, gestire le cerchie e le community, sfruttare la local search.

Il libro è inoltre arricchito con il contributo di volti social molto noti, che raccontano la propria esperienza d’uso con Google+ e gli altri servizi dell’ecosistema Google: Andrea Antoni, Matteo Bianconi, Luca Bove, Maurizio Ceravolo, Dario Ciracì, Cinzia Di Martino, Valentina Falcinelli, Davide Licordari, Jacopo Matteuzzi, Diego Orzalesi, Riccardo Scandellari, Camilla Serri, Carlotta Silvestrini e Leonardo Vannucci.

Salvatore cosa hai pensato quando hai letto la notizia, apparsa qualche settimana fa su numerose testate, che con l’abbandono di Vic Gundotra Google+ stesse per chiudere i battenti?
Dopo aver smesso di ridere, intendo.
Dici bene perché la prima reazione che ho in questi casi è una fragorosa risata.
Comunque è questa la cronistoria:

Non credo servisse aggiungere altro se non un pizzico di ironia. Dovremmo ormai essere abituati a certi articoli, che in maniera ciclica colpiscono tutti i social. Ricordiamoci che nel 2017 è prevista la morte di Facebook e Twitter non si sente molto bene. Vic Gundotra ha fatto un ottimo lavoro, ma in tanti speravano in un cambiamento, quindi io ho vissuto la notizia come un’opportunità.

Non chiamatelo social network. Google definisce la sua creatura come un social layer. Qual è la differenza?
Google Plus è un social network, in quanto ti permette di fare le stesse cose, e meglio, che è possibile fare su qualsiasi social network, come la condivisione di post, foto, video, link e interazioni con gli utenti.  Con la differenza sostanziale che Google+ va oltre i confini della piattaforma social ed invade e pervade l’intero ecosistema Google: un Social Layer, appunto, uno strato social che unisce e migliora i prodotti Google usati sostanzialmente da tutti noi. Guarda ad esempio Gmail, è zuppo di social! Ma la terminologia è importante per gli addetti ai lavori, per titoloni sensazionalistici e per il saputello di turno, alla gente interessa poter fruire in maniera semplice ed intuitiva di uno strumento messo a loro disposizione.

I brand sono rimasti disorientati dal calo del reach organico su Facebook. Oramai in molti considerano la piattaforma di Zuckerberg come un paid media.
Google Plus può essere considerata un’alternativa gratuita?
Disorientati? Incazzati volevi dire. Per anni gli è stato detto di aumentare la base fan in modo tale da creare un pubblico ricettivo dei propri messaggi e poi… puff è cambiato tutto. In realtà dovrebbe essere semplicemente una questione di riallocamento del budget: se prima veniva utilizzato per fare concorsi per aumentare la base fan, ora lo si dovrebbe utilizzare per l’advertising. Poi ci sono gli innamorati traditi che cercano rifugio in altre social braccia amorevoli e qui veniamo al dunque della tua domanda. Premesso che nulla di ciò che viene fatto in azienda è gratis, è vero che potenzialmente Google+, anche con sforzi minimi, potrebbe garantire un livello di visibilità del proprio brand molto elevato. Però attenzione, travisare semplicemente i contenuti da Facebook porta ad una morte quasi certa. Molti brand blasonati hanno fatto delle sonore figuracce su Google+, proprio perché non hanno capito l’approccio differente all’utilizzo della piattaforma da parte degli utenti. La vera star di Google+ è la conversazione. Tornando alla visibilità organica, non c’è nessun social network che possa offrire ciò che offre Google+. Ad esempio i post possono finire nei risultati organici su Google grazie a My Answer, che permette la visualizzazione di risultati privati provenienti da G+ se loggati con un account Google.

Foto1Google+ è una piattaforma più articolata e complessa rispetto a Facebook e Twitter. Il suo uso richiede un pizzico di attenzione e competenze in più. Per questo in molti, dopo un primo approccio, l’abbandonano.
Cosa potrebbe fare Google per rendere il suo social più friendly?
Per un uso “classico”, alla social network, sinceramente non vedo piattaforma più semplice e ben congegnata. L’intero layout è studiato per dare massima importanza al contenuto ed in modo particolare alle immagini. Non ci sono barre laterali con pubblicità o altro. Quindi per chi vuole conversare qui trova un ambiente ideale. Credo che il problema sia la ricerca dei propri contatti e amici. Su Facebook abbiamo costruito la nostra platea nel tempo, su Google+ cosa si fa? Si ricomincia da capo? E’ vero si ha la possibilità di recuperare contatti da diverse fonti, ma certamente si potrebbe fare di più e meglio. In realtà costruire esattamente lo stesso ambiente per me è un’occasione persa. Consiglio di utilizzare il motore di ricerca interno alla piattaforma per trovare persone con interessi in comune con cui instaurare delle buone conversazioni online. La questione effettivamente si complica per chi vuole sfruttare al meglio tutte le opportunità offerte da Google+ come l’authorship, widget gmail, pagine local, hangouts on air, eccetera. Nulla che comunque non possa essere risolto con la lettura della guida ufficiale, post in giro per la rete oppure del mio libro. 😉

Se ti dicessi che nel 2020 Google Plus e Google sono diventati una cosa sola, mi risponderesti:
A) Ma va, è impossibile!
B) Ci è voluto così tanto tempo?
C) Troppo presto, esci fuori dalle mie cerchie!
La B, sinceramente la B. L’ingrediente Social è ormai in tutti i servizi Google, a tal punto che si può affermare senza suscitare scandalo che Google+ è Google. Lo ha detto anche lo zio Larry subito dopo il keynote del “Google I/O 2014” il 25 giugno al giornalista del New York Times.

I tre principali sistemi operativi per smartphone e tablet sono Android di Google, iOs di Apple e Windows Phone di Microsoft. Di questi tre, solo Android è posto al centro di un’ecosistema di servizi unificati e integrati in un social.
Sarà Google Plus a decretare il successo del robottino verde?
Il primo enorme successo di Google Plus è stato proprio quello di unificare sotto un unico account tutti i servizi Google, a giovarne sarà anche il robottino verde, la sempre più forte sintonia tra gli elementi Google lo rendono un sistema operativo completo e preferibile ad altri.

 

Andrea Rotoli

Giornalista. Classe '83, l'anno in cui viene adottato l'Internet Protocol. Mi piace pensare che non sia una coincidenza. Scrivo (anche) di tecnologia e social media e mi occupo (anche) di uffici stampa.

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