ecommerceCrescono le vendite online ma c’è ancora futuro per i negozi specializzati e per la Gdo di prossimità

L’Italia, e il mondo, davanti alla sfida dei nuovi mercati. Quelli digitali, che stanno cambiando, e in parte hanno già cambiato, le abitudini degli abitanti del pianeta.
Ci si chiede: in questo futuro, saprà il Belpaese essere “brand ambassador” del Made in Italy? E saprà, il Made in Italy, essere più di una mera rappresentazione geografica, promuovendo nel mondo le 5 A (Alimentazione, Arte, Abbigliamento, Arredamento, Ambiente) per le quali è ammirato?
Le risposte, almeno parziali, prova a darle un’indagine di Gfk Eurisko dal titolo “The Italian Way. I valori distintivi degli italiani e del Made in Italy”.
La fotografia scattata dall’istituto di ricerca è quella di un Paese che non segue pedissequamente le logiche di sviluppo globali. E che, anzi, in maniera del tutto diversa rispetto a quella di altre realtà occidentali, cerca di coniugare le nuove tecnologie con attitudini e comportamenti tradizionali.
Un esempio è rappresentato dall’e-commerce. Un mercato che evidenzia trend in costante crescita, ma che in Italia, soprattutto nel settore grocery (cibo e prodotti di largo uso), fatica a decollare.
Così, mentre Google sperimenta negli Usa il servizio Shopping Express, immaginando consegne a domicilio di prodotti acquistati da un network di esercizi locali connessi in rete, e Amazon garantisce prezzi di molto inferiori a quelli dei negozi fisici, Gfk Eurisko intravede per l’Italia la possibilità di salvare la distribuzione face to face, compresa quella nella cosiddetta “Gdo di prossimità”.
Questo perché, almeno per i prossimi anni, quello italiano resterà un sistema complesso nel quale le strategie internet dovranno fare i conti con un continuo rimando all’offline.
“Se gli imprenditori del settore saranno all’altezza – spiegano i ricercatori – il Paese sembra in grado di rivitalizzare la distribuzione tradizionale dei piccoli negozi iper-specializzati, che faranno concorrenza alle grandi superfici, usando anche le tecnologie internet”.
Che in Italia l’approccio con i media digitali stia progredendo con caratteristiche peculiari, lo dimostrano anche le statistiche relative alla dieta mediale. Esiste un vero e proprio Italian way anche per quanto riguardo l’uso delle nuove tecnologie. Un comportamento sociale che, secondo Gfk Eurisko, è “destinato a persistere anche nei prossimi anni, che piaccia o no ai grandi scenaristi globali”.
In cosa differiscono le abitudini degli italiani? Principalmente nelle tante ore passate davanti alla tv, che rappresentano il 77% del totale di quelle dedicate ai media.
Il confronto con gli Stati Uniti è illuminante. Mentre negli Usa Internet rappresenta un quarto della dieta mediale, in Italia è appena il 9%. E se da noi il 77% della dieta mediale è composta di tv, negli Usa questa quota è meno della metà (35%).
L’uso di Internet, in Italia, risulta di poco in crescita dal 7% del 2009, anno di inizio della crisi. Questo perché, nel nostro Paese, la Rete si affianca ad altri media ma non li sostituisce. Internet diviene inoltre un canale che finisce per risvegliare appetiti televisivi, non solo per i clienti delle pay tv, ma anche per quelli dei canali generalisti.
La passione per i contenuti video da noi contagia anche i social. YouTube è infatti più forte di Twitter, a riprova di una cultura visiva orientata all’entertainment.
Di queste tendenze e peculiarità italiane, il mercato, anche nazionale, dovrà essere capace di farsi interprete.
“Con l’Italian way nella fruizione dei media bisognerà fare i conti, se vorremo risvegliare il nostro assopito consumatore nazionale” è il suggerimento di Gfk Eurisko ai brand.

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