Gli italiani sempre più connessi. E sempre più social. Eppure vi è una consistente fetta di popolazione che esprime giudizi negativi sui due strumenti, basandosi su immotivate convinzioni e paure.
Ogni giorno trascorriamo in media 2 ore a navigare in Internet.
Lo facciamo in ufficio, per lavoro. Da casa, per svago.
Ma il Dove, qualunque esso sia, non è più importante. Così come il Quando.
Da qualche anno l’avverbio che contraddistingue le nostre abitudini da utenti della rete è Mentre.
Twittiamo mentre guardiamo la televisione. Navighiamo e scriviamo mail mentre ascoltiamo la musica. Leggiamo news mentre l’autobus o il treno ci porta sul luogo di lavoro.
Consultiamo il nostro smartphone mentre siamo a cena, anche quando siamo fuori casa. Magari per controllare il costo di un prodotto che uno dei nostri commensali ci ha appena suggerito di comprare. Oppure per scegliere il locale dove trascorreremo il resto della serata, che raggiungeremo consultando un servizio di mappe online mentre siamo in auto o mentre camminiamo.
Queste sono abitudini d’uso in cui gli utenti di Internet si riconoscono e giudicano come facenti parte della loro vita, senza particolare clamore.
Per larga parte della popolazione, invece, questi atteggiamenti sono giudicati come “anomali”. Sbagliati, inopportuni, eccessivi.
E non sorprende, visto che ancora oggi vi sono forti resistenze e diffidenze sia verso Internet, che verso l’uso delle reti sociali.
Proviamo a sfatare alcuni dei falsi miti riguardanti il web.
1) Internet crea relazioni finte
Il circostante è diventato per alcuni così insopportabile da spingerli a trovare rifugio in luoghi virtuali?
No, amiamo ancora la compagnia delle persone, ma è cambiata la modalità con cui interagiamo con esse.
Viviamo parallelamente una vita sui social media, dove postiamo le foto delle nostre serate, immortaliamo i momenti più belli della nostra vita. E rispondiamo a chi ci chiede, a chi commenta. Il tutto, mentre facciamo altro.
Le piattaforme sociali come Facebook, Twitter, Google+ e altre, sono divenute luoghi nei quali condividiamo con gli amici idee, pensieri, stati d’animo, ma sono anche un’opportunità per costruire “legami deboli” utili a migliorare la nostra rete professionale. E perché no, per fare nuove amicizie, o trovare l’anima gemella.
2) La vita “vera”, però, è un’altra.
Non c’è più motivo di individuare confini tra offline e online. Siamo ciò che siamo, e lo siamo a prescindere dal luogo, fisico o virtuale, in cui ci esprimiamo.
E’ qualcosa che le nuove generazioni daranno per scontato, mentre a noi tocca rifletterci ancora un po’ su.
La stessa Internet, non dovrebbe essere più percepita come una cosa a cui si accede, perché, tolte le ore di sonno, è una presenza costante, e lo sarà sempre di più, con sempre più vettori fisici (da qui la definizione di Internet delle cose).
3) Di Internet si può fare tranquillamente a meno
Il mondo esisteva anche senza il web. Vivremmo tranquillamente bene se domani venisse cancellato. In fondo, se nel giorno medio oltre metà della popolazione non usa Internet, lo strumento non è affatto indispensabile.
E anche il computer, andrebbe forse trattato come suggeriscono in molti, al pari di un elettrodomestico.
Ciò che non considerano, coloro che sostengono queste tesi, è che Internet pervade la loro vita. Anche se hanno scelto di non farne uso.
Come? Nei continui riferimenti al web che vi si fa in televisione, alla radio, sui giornali. Nelle procedure telematiche che affidano a consulenti quando si dichiarano non grado di gestire un account di posta elettronica, o di registrarsi e usare un servizio online.
Sono utenti di Internet anche anche quando si affidano al “nipote”, assistente digitale tuttofare molto in voga in Italia, usandolo come gigantesco mouse per compiere quelle azioni che si rifiutino di fare più per pregiudizio e disinteresse che per incapacità.
Nel mondo che cambia, che è già cambiato, non possono prescindere dall’uso, e dall’uso consapevole, di Internet. Pena il rischio di non riuscire ad afferrare i meccanismi che, attraverso la rete, dirigono flussi di denaro andando ad alimentare un’economia che, solo in Italia, vale 32 miliardi di euro ed è destinata a crescere vorticosamente.
Soprattutto, pena il rischio di restare isolati, e di non comprendere ciò che accade intorno a loro: non solo online, ma anche offline.