Le richieste di rimozione di un indirizzo mail non dovrebbero essere percepite come un problema da chi gestisce campagne DEM
“Qualcuno si è cancellato dalla tua mailing list”.
Chi si occupa di Direct Email Marketing ha familiarità con questo tipo di messaggio, inviatogli dal proprio Email Marketing Service Provider.
La notifica avverte che qualcuno ha fatto richiesta di non ricevere più da noi comunicazioni.
Cosa fare?
Inviargli un’ultima mail per convincerlo a ripensarci?
Offrirgli un buono sconto?
Ignorare la sua richiesta, e reinserirlo nuovamente nella nostra lista di invio?
Ovviamente no, niente di tutto questo. Violeremmo le leggi sulla Privacy, e verremmo presto additati, a buon diritto, come spammer.
Non bisogna darsi cruccio.
E’ semplicemente fisiologico che una percentuale di persone, nel tempo, non sia più interessata alle nostre comunicazioni.
Può sembrare paradossale, ma la disiscrizione degli utenti, se numericamente in linea con le medie del nostro settore, è un sintomo di buona salute delle campagne DEM.
Significa che le nostre comunicazioni vengono ricevute e lette. Ed è normale che da alcuni siano più apprezzate, e da altri meno.
E’ però bene indagare le ragioni per le quali un lettore ci saluta, ad esempio impostando un risponditore automatico che, all’atto di confermare l’avvenuta rimozione da una newsletter, chiede di indicare, a scelta tra un numero limitato di opzioni, il motivo della cancellazione.
Si ottengono così delle statistiche preziose, che ci aiuteranno a migliorare le le nostre campagne, suggerendoci ad esempio di modificare la frequenza di invio o la tipologia di contenuti proposti.
Si può fare qualcosa per prevenire le cancellazioni dalla newsletter?
Certo.
Si possono impostare, correttamente, tecniche di tracciamento, e metriche, per verificare le performance dei singoli messaggi.
Si possono realizzare liste di invio profilate sulla base dei dati raccolti.
Si possono segmentare i destinatari, provando a customizzare quanto più possibile le comunicazioni.
Si può fare questo, e molto altro ancora.
Ma, per quanto si possa lavorare bene, resterà sempre un margine, anche ampio, di utenti che non riusciremmo più a coinvolgere. Il motivo è semplice: non sempre si può offrire un prodotto o un servizio che, nel tempo, continui ad interessare persone che in precedenza avevano alzato la mano e fatto un passo, digitale, verso di noi.
Pensiamo, ad esempio, ad una madre con dei bambini piccoli.
Sarà interessata ad ogni aspetto che riguarda la crescita dei suoi figli. E perciò leggerà articoli su blog di settore, frequenterà forum in cui conversare con altri genitori. Cercherà, quando è possibile, di ottenere buoni prezzi online su giocattoli, prodotti di farmacia, e vestiti.
Ma cosa succederà quando i suoi bambini saranno cresciuti? Probabilmente non avrà più motivo di ricevere in posta elettronica coupon per l’acquisto di prodotti dell’infanzia.
Ancora. Quante volte ci è capitato di appassionarci ad un nuovo hobby?
Ci siamo probabilmente iscritti a newsletter tematiche, cercato e-commerce che vendevano accessori per quel passatempo. Un interesse che magari è durato molto poco, e si è concluso con la cancellazione dalle newsletter e la rivendita su eBay dei prodotti comprati.
Di esempi se ne potrebbero fare numerosi altri. Tutti ricondurrebbero ad un principio: dietro gli indirizzi di posta elettronica vi sono persone che cambiano continuamente stili di vita, abitudini, e perciò interessi.
Parlare con le persone, intercettarne desideri ed esigenze, è il lavoro principale di chi fa campagne DEM. Ma a volte, nonostante tutti gli sforzi, non si riesce a intavolare o continuare delle conversazioni. Poco male. In questi casi non c’è altro da fare che salutare, senza rimpianti, chi va via. E concentrasi ad accogliere, al meglio possibile, i nuovi iscritti.
