Francesco Margherita

Recensione del “Manuale di SEO Gardening” e intervista all’autore Francesco Margherita

In ambito SEO, le conoscenze, le scoperte e gli esperimenti devono diventare materia di discussione e motivo di accrescimento collettivo. Anche se ciò significa avvantaggiare i concorrenti.
E’ la tesi di Francesco Margherita, consulente SEO, sociologo e “giardiniere capo” presso Seo Garden.
Nel suo “Manuale di SEO Gardening”, pubblicato a gennaio 2015 per l’editore Flaccovio, Margherita traccia una linea di separazione: di qua i SEO generosi, e dall’altra parte quelli che vogliono continuare a lavorare per sé, senza considerare i benefici indiretti, e maggiori, che ricaverebbero contribuendo al miglioramento della comunità.

“Nel mondo che ho immaginato si condivide conoscenza, non grafici Analytics che dimostrano quanto sei forte o reclame di vario tipo sulla tua agenzia”

Uno dei principali limiti della cultura SEO italiana è, secondo l’autore, l’inquinamento generato dai tanti professionisti che preferiscono lavorare da soli, circondandosi di “aloni di santità cybernetica”. Spesso, poi, non riuscendo a produrre risultati tangibili per i clienti e danneggiando così l’immagine e il lavoro di chi fa la SEO con cognizione di causa e responsabilità.

“Se già si percepisse che 6 o 7 SEO su 10 sono in grado di produrre valore in termine di fatturato attraverso il loro lavoro, sono convinto che in poco tempo il numero di aziende in cerca dei nostri servizi sarebbe tale da richiedere un numero di operatori cento volte superiore a quello odierno”.

 

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Quella sin qui descritta è la coraggiosa cornice del manuale. Il quadro sono 272 pagine in cui viene aperto e chiuso il cerchio attorno a tutti i temi riguardanti l’ottimizzazione delle pagine web per i motori di ricerca: le definizioni, le guide per realizzare campagne SEO, i software da usare, gli errori da non commettere, come strutturare i siti web, la local search, come fare link building, fin dove spingersi senza beccare penalizzazioni e come rimediare quando l’azzardo è stato eccessivo e Google ci ha scoperti.
E’ una lettura che, per chi di SEO sa nulla, è qualcosa di più di una introduzione, mentre per chi sa già tutto (se mai questo fosse possibile), rappresenta l’occasione per acquisire un punto di vista diverso. Non il solito manuale SEO, insomma, ricco di solo codice, formule e brevetti, ma un testo perfettamente complementare ai pochi altri libri sulla materia scritti in italiano.
Francesco Margherita, del resto, è un SEO che non ha fatto studi informatici. Non è un SEO-ingegnere. E’ un SEO-sociologo: si sofferma principalmente sull’analisi delle conversazioni online, sulle intenzioni degli utenti, e questo gli consente di affrontare numerose questioni da una prospettiva differente.
Grande attenzione viene così data alla SEO semantica, con la trattazione di argomenti che stanno facendo discutere i SEO italiani, non tutti concordi sull’importanza data da Margherita a concetti come estensione del campo semantico di rilevanzaallocazioni latenti di Dirichlet.
Nel libro, ad alimentare il dibattito, numerosi contributi di altri stimati SEO italiani: Jacopo Matteuzzi, che cura la prefazione, Dario Ciracì, Davide Pozzi, e Benedetto Motisi.
Spazio anche per interessanti riflessioni a cura di noti blogger e consulenti web marketing: Cinzia Di Martino, Riccardo Esposito, Salvatore Russo e Riccardo Scandellari.

Francesco, le offerte di lavoro, rivolte ai SEO, hanno spesso descrizioni stravaganti.
Le aziende italiane lo sanno con precisione chi è un SEO e quali sono i suoi compiti?
La penetrazione nel “mercato” della professione di SEO è ancora abbastanza debole rispetto a quella di altri mestieri storicamente istituzionalizzati come il pescatore di asterischi o il collaudatore di collant per uomo. Ciononostante fa piacere vedere che sempre più aziende percepiscono l’importanza di avere un sito ottimizzato per i motori di ricerca. Per rispondere in modo secco, sì, sono poche, ma aumentano.
Accidenti se aumentano.

Si insegna la SEO in Italia? Vi è un’offerta formativa all’interno delle università?
Qual è il miglior modo per un “seofita” di imparare il mestiere?
Qualcosa si muove, lentamente. Ogni tanto alcuni di noi vengono chiamati a tenere seminari, qualche volta pezzi di master. Siamo ancora poco più che fenomeni da baraccone in ambito accademico. Le cose cambieranno, ma per adesso il mio consiglio è trovare un professionista vero e chiedergli se per caso non ha voglia di venderti un po’ del suo tempo. Tutto il resto è investimento, sperimentazione, errore, consapevolezza.

Ottimizzare un sito web significa anche scrivere testi chiari, definire una struttura gerarchica dei contenuti, migliorare la user experience durante la navigazione.
Come dovrebbe avvenire il coordinamento del lavoro del SEO con quello delle altre figure del reparto informatico e di quello marketing?
Intanto dovrebbe esserci. Quando faccio consulenze mi interfaccio spesso con sviluppatori interni e/o project manager delle aziende che mi contattano. Le tue considerazioni sono giustissime, la SEO abbraccia sempre più ambiti, alcuni insospettabili. Figurati che oggi mi ritrovo tra i SEO più conosciuti in Italia senza capire un tubo di programmazione… parliamone.

Nel libro spieghi che la versione americana di Google, rispetto a quella italiana, è ad uno stadio di sviluppo molto più avanzato.
Anche la comunità dei SEO italiani, dal punto di vista della preparazione, è spanne dietro quella Usa?
Sì, anche da quel punto di vista siamo parecchio indietro. Hai presente i film di Hollywood, quelli romantici, che quando i protagonisti arrivano in Italia finiscono a girare su una vecchia 500 per uno sterrato di campagna con le balle di fieno ai lati della strada, il trattore fermo (blu) e il vecchietto che sorride sdentato con la coppola e le guance scamosciate? Eppure il nostro problema non riguarda la preparazione. L’Italia è un paese triste e sempre più povero perché è pieno di furbi. Più siamo furbi, più dall’altra parte ci vedono come quelli che girano col trattore. Invece di capire dove Google vuole arrivare, guardiamo dove Google è debole. Siamo ancora così limitati.

Esistono tecniche per danneggiare la reputazione e il posizionamento di siti web concorrenti. La cosiddetta “Negative SEO”
Un SEO queste cose le fa? I clienti le chiedono?
Insomma: esiste una etica dei SEO?
Certo che esiste la SEO negativa, è praticata da persone che soffrono di pesanti problemi emorroidali. A loro va tutta la mia comprensione. Se avessi una o più escrescenze rettali purulente e vescicole, anch’io starei sempre là risentito e frastornato. Ma poi ci pensi che più si grattano, peggio è? Secondo me la SEO etica non esiste, si tratta solo di avere certi problemi di “bruciore” o di non averne. Tutto qui.

Cos’è più conveniente per un bravo SEO: realizzare siti per sé, guadagnando con la pubblicità, oppure lavorare per ottimizzare le pagine web dei clienti?
Non lo so, perché non ho mai sviluppato progetti per me solo. Ogni tanto mi faccio accarezzare dall’idea, ma forse sono troppo curioso di apprendere come funziona Google in ambiti diversi, troppo catturato dall’idea di confrontare, spiare e apprendere, troppo affascinato da un certo tipo di contatto. Allo stesso tempo credo che non ci sia niente di più viscerale e intimo che coltivare un progetto personale, come se non esistesse altro. Non escludo.

Cosa accadrà prima: le persone impareranno a sviluppare siti web e contenuti creando valore, oppure saranno i software Google a capire meglio le intenzioni degli utenti, ignorando i furbi e premiando la qualità?
Secondo me Apple creerà un nuovo motore di ricerca che dominerà il web. Un pronipote del dottor Ceccarelli trapiantato in Norvegia creerà il primo vero dentifricio anti tartaro e lo chiamerà Google Plus. A parte le cordialità, non dobbiamo pensare all’innovazione solo rispetto al rapporto tra operatori e motori di ricerca. Sono le persone ad andare avanti, l’umanità intera. Le ricerche cambiano ogni giorno e Google non può che adattarsi, inseguire. Mai guardare alla SEO solo dal punto di vista delle macchine e del software. Google evolve perché le società evolvono, a volte avanti, a volte indietro…

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