Il social media ha deciso di far rispettare le regole previste dalle sue Condizioni d’Uso.
Ecco perché non è una cattiva notizia, nemmeno per i piccoli brand.
Negli ultimi 10 giorni ho perso oltre 120 amici su Facebook.
Ehi, no, non pensate male: non ho fatto nulla per meritare questo abbandono di massa.
Semplicemente, Facebook ha deciso di cancellare numerosi profili o di convertirli in pagine.
E così, come mi spiega l’app Who Deleted Me, installata sul mio Windows Phone, non sono più amico di tanti ristoranti, bar, negozi, e anche di soggetti più bizzarri come piazze, musei, spiagge, web agency (ecco, questa cosa qui mi fa pensare), sportelli informativi, organizzatori di eventi, squadre di calcio, un libro, e l’elenco potrebbe andare avanti strappando più di una risatina.
Facebook ha deciso di rimettere le cose nel suo ordine naturale.
E pertanto: i profili tornano ad essere “la raccolta di foto, notizie ed esperienze” di una persona, mentre le pagine strumenti che “aiutano le aziende, i marchi e le organizzazioni a condividere le loro notizie e a connettersi con le persone”.
Non che fosse una novità. La distinzione tra profilo e pagina è vecchia quanto Facebook, ed è bene esplicitata nelle Condizioni d’Uso che si sottoscrivono al momento dell’iscrizione al social.
Inoltre, nelle sue pagine di assistenza Facebook spiega:
“I profili personali non sono destinati all’uso commerciale e rappresentano singole persone. Puoi seguire i profili per vedere gli aggiornamenti pubblici delle persone che ti interessano ma che non fanno parte dei tuoi amici”.
In questi anni, a causa della maggiore visibilità che hanno i profili, rispetto alle pagine, in molti hanno pensato di creare profili di organizzazioni commerciali, contravvenendo alle regole della piattaforma.
Facebook per un bel po’ – un po’ tanto, in verità – ha deciso di non intervenire, così da ingrossare le fila del suo social. Poi, qualche giorno fa, ha suonato forte la campana e annunciato la fine della ricreazione, mostrando ai finti profili il pollicione fasciato.
Le risposte delle persone: qualche malumore, qualche protesta, ma anche – e qui vince Facebook – tanti che decideranno di lavorare sulle pagine e di investire in collegamenti sponsorizzati.
I tanti bravi consulenti italiani di web marketing hanno sempre sconsigliato di usare i profili al posto delle pagine. Perché non è così che si comunica un brand, e, in ogni caso, perché non si fa, non è previsto dalle regole, è una violazione degli accordi sottoscritti.
Consigli spesso caduti nel vuoto, e che ora si sono tradotti in anni persi a coltivare amicizie, soprattutto in chiave local, improvvisamente svanite.
Nonostante questa mannaia digitale sui falsi profili, e nonostante l’evidenza che non sia una pratica utile, né legale, in molti, ostinatamente, stanno ricreando gli stessi profili finti, magari cambiando il nome, o gruppi, o escogitando altre stregonerie comunque destinate a non ottenere il risultato sperato.
Bisognerebbe invece accettare serenamente che Facebook è divenuto un canale a pagamento. Dove i brand che riescono ad ottenere visibilità, senza investire in pubblicità, sono una ristretta minoranza.
Per tanti soggetti, creare una strategia di comunicazione per Facebook, non è nemmeno un’esigenza imprescindibile.
In tanti casi è sufficiente avere la propria pagina, ben configurata, con tutti i dati di contatto, e aggiornamenti sporadici. Non sempre vale la pena investirci tempo e denari. Vi sono altri strumenti che possono essere utilizzati, con maggiore profitto, soprattutto da attività locali come ristoranti, bar e negozi. Uno su tutti: l’email marketing.
Dunque perché accanirsi con Facebook, provando in tutti i modi a usarlo per finalità e modalità che non sono consentite?
