Il rapporto boccia la Pa digitale italiana: penultimo posto nella classifica internazionale
L’Italia figura in fondo alla classifica Ocse, stilata in base all’utilizzo di Internet da parte dei cittadini per interagire con la pubblica amministrazione.
Secondo il rapporto Government at a Glance 2015, lo scorso anno il 20% degli italiani ha usato il web per chiedere informazioni o formulari, e l’11% per inviare documenti compilati.
Un dato che colloca il nostro Paese al penultimo posto nell’area Ocse, davanti solo al Cile: rispettivamente 7,3 e 8,9 per cento. In testa alla graduatoria si collocano i Paesi scandinavi, dove l’uso di Internet per ottenere informazioni è superiore al 75%, con un picco dell’81% in Norvegia.
Discorso diverso per le imprese, secondo i dati diffusi dall’organizzazione parigina.
Nel 2014 il 77,7% delle aziende italiane hanno richiesto alla Pa informazioni o moduli via Internet, e il 58% hanno inviato moduli compilati online.
“Se il lato dei social network vede il nostro Paese quasi a metà classifica, con l’account Twitter @Palazzo_Chigi che raduna un numero di follower pari a circa lo 0,3% di tutta la popolazione nazionale, altri aspetti ben più importanti certificano la Penisola come un’entità in grande difficoltà – spiegano dalla redazione di IctBusiness.it -. Ad esempio, quando il report dell’Ocse è andato in stampa, il nostro Paese contava meno di venti progetti Ict avviati dal governo centrale con valore superiore ai dieci milioni di dollari. Il Messico ne aveva 120, la Nuova Zelanda più di ottanta e il Giappone settanta. Distacchi abissali. Inoltre, i progetti italiani avevano una durata media superiore ai tre anni”.
Il che, nota l’Ocse, espone ad un maggiore rischio di fallimento e ad un probabile aumento del budget stanziato inizialmente: al danno, insomma, la beffa.
