Il Belpaese non riesce a tenere il passo di Gran Bretagna, Francia e Germania
Vi è un settore che non conosce crisi: è quello del commercio elettronico, che anche nel 2014 mostra segnali di continua espansione e una crescita a livello mondiale di 20 punti percentuali.
Nel nostro Paese il balzo in avanti è dell’8 per cento. Un incremento notevole, ma che non deve trarre in inganno.
“L’Italia – spiega il report 2015 di Casaleggio Associati – vale circa un decimo dell’e-commerce britannico e tuttavia ha una crescita percentuale simile, il che vuol dire che in termini assoluti rimane sempre più staccata dal resto dell’Europa”.
Oltre alla Gran Bretagna, anche la Francia e la Germania hanno un ruolo di primo piano, in Europa, sul fronte delle vendite al dettaglio attraverso la rete: è in questi tre paesi che sono attivi la maggioranza dei 700mila digital store continentali.
L’Italia, in cui un terzo della popolazione sopra i 14 anni effettua acquisti online per uso privato, genera un fatturato dell’e-commerce di 24,2 miliardi, di cui però beneficiano in larga parte imprese di altri Paesi europei e i colossi delle multinazionali. Con il risultato che, secondo Casaleggio Associati, questi players “si stanno posizionando sul nostro mercato e stanno trasformando in straniero il commercio elettronico italiano”.
Dal suo canto, l’Italia non riesce ad espandersi sufficientemente all’estero. Così, nonostante le nostre imprese abbiano accresciuto del 29%, nel 2014, il fatturato generato dalle vendite oltre confine, la bilancia commerciale digitale presenta un saldo negativo di oltre un miliardo di euro.