
Una foto con il figlio scatena insulti e violenze verbali. Quando il bug dei social sono gli utenti.
Con oltre 3,3 milioni di fan, Belen Rodriguez è una star di Facebook. La showgirl argentina coltiva questo successo, pubblicando quotidianamente foto e video che raccontano le sue giornate: Belen e il marito al tramonto, sulla spiaggia, in una cartolina romantica; Belen che fa il bagno in una piccola piscina gonfiabile insieme al figlioletto; Belen che pranza con il padre, la madre e il fratello; Belen in palestra che suda e si lamenta perché perennemente a dieta.
Per dirla con i termini del web marketing, Belen fa storytelling e cura il personal branding. Più semplicemente, si comporta come la maggioranza degli utenti dei social media: condivide momenti della propria vita, selezionando le istantanee migliori e proponendole in una veste accattivante. Con lo scopo di trarre un vantaggio per la propria carriera.
Non c’è nulla di male in questo, e non è nulla di diverso, nelle intenzioni, da ciò che fa il padrone del ristorante sotto casa quando pubblica il video della serata karaoke, o il nostro zio con la passione per la fotografia quando mostra i suoi ultimi scatti (sperando di venderli, magari).
Belen è un brand, e usa i social media per ottenere più visibilità. E ci riesce: le sue immagini vengono condivise, riprese dai giornali sotto forma di notizia, commentate su blog e forum. Un pubblico sempre più vasto viene così costantemente aggiornato sul suo calendario artistico, sulle sue iniziative imprenditoriali e sui suoi primi passi da stilista.
Un case history di successo, insomma.
Alla lezione di Belen, su come usare i social media per fare più soldi e avere più successo (sì, perché anche di questo si tratta), si contrappone l’inciviltà di molti fra quanti commentano i suoi contenuti. Leggendo le conversazioni ci si imbatte spesso in battute più o meno eleganti, frasi volgari e insulti.
Belen è un personaggio pubblico, e qualche commento sopra le righe è inevitabile. Il rifermento alla bravura del chirurgo estetico che l’avrebbe resa più bella rientra nel campo dell’ironia, e va accettato. Ma giudizi estetici sul figlio o auguri di sventura a lei e famiglia superano invece il limite della decenza e possono in alcuni casi configurarsi anche come fattispecie penali.
Sono atteggiamenti che possono esssere definiti da “troll”, e che rimandano ad un’altra epoca di Internet, quando le conversazioni avvenivano principalmente in forum e community, piattaforme nelle quali era possibile nascondersi dietro l’anonimato di un avatar e di un nickname. Su Facebook e gli altri social, invece, si è presenti con il proprio nome e cognome, e con la propria faccia: un tempo ciò sarebbe stato un deterrente, mentre oggi pare non esserlo più. Sbagliando, in molti continuano ad ignorare che un comportamento così deprecabile, sui social, potrebbe avere ripercussioni sulla propria reputazione offline, quella di amici e colleghi di lavoro.
Ecco tre regole di buon senso che andrebbero sempre osservate:
1) Interagisci con i personaggi pubblici allo stesso modo di come fai con le persone che conosci nella vita reale. Ad un’amica che pubblica una sua foto in bikini, sulla spiaggia, scriveresti frasi volgari e a sfondo sessuale? Se la risposta è no – si spera – perché dovresti farlo nei confronti di una persona che nemmeno conosci?
Ricorda: i tuoi amici su Facebook vedranno nel loro newsfeed la tua faccia e la scritta “Caio ha commentato questo elemento”. Pensa alla reazione di un tuo cliente o della vicina di scrivania nel leggere cosa hai scritto. Che opinione avranno di te?
2)I social media non sono zone franche. Ciò che scrivi può diventare una raccomandata, busta verde, dell’autorità giudiziaria. Le cronache raccontano di un continuo aumento dei procedimenti per diffamazione , originati da comportamenti sui social.
3) Se non riesci a tenere a mente le prime due regole, spegni il computer e fai una bella passeggiata. Anche lo sport aiuta.
_______
———
_______________
______________
________________