di Giovanni Gugg | antropologo
Ogni anno, la prima domenica di maggio, a Viggiano la Madonna non attende i fedeli, ma li precede. Quel giorno, infatti, la statua della Madonna Nera, patrona e regina delle genti lucane, lascia il paese e risale il Sacro Monte, fino al santuario posto a oltre millesettecento metri di quota. È un movimento antico e ciclico, che scandisce il passaggio dalla primavera all’estate e che, più che una semplice processione, assume la forma di una vera migrazione rituale verso l’alto.
Il culto della Madonna di Viggiano affonda le radici in una storia lunga e stratificata che, secondo la tradizione, risale all’arrivo dei monaci basiliani dall’Oriente, e il suo volto scuro – olivastro, severo – continua a evocare una genealogia che precede il cristianesimo latino. Non è una Madonna sentimentale né consolatoria. Come scrive Carlo Levi, è una presenza potente, indifferente alla supplica individuale, simile alla terra stessa: capace di dare e togliere, di nutrire e di lasciare inaridire. Una figura che non promette, ma governa.
La salita al Sacro Monte non è improvvisa, infatti il pellegrinaggio comincia già il sabato sera, quando la statua viene traslata dalla basilica del paese alla cappella di San Sebastiano, nella piazza principale. È una veglia lunga, composta, attraversata da un flusso continuo di fedeli che attendono il proprio turno per avvicinarsi alla Madonna, toccare la teca, affidarle un pensiero, una richiesta, una preoccupazione. Le invocazioni non sono sempre comprensibili, spesso sono mormorate in dialetto, ma hanno un timbro riconoscibile, come se le parole fossero residui di una lingua rituale che resiste.
All’alba, dopo la messa in piazza, la Madonna riprende il cammino. La strada è lunga e ripida, intervallata da soste rituali, come quella alla Piana Bonocore, dove la processione si ferma sui prati e la liturgia incontra il paesaggio. I portatori si alternano in gruppi ordinati, dodici alla volta, e il trasporto della statua diventa un compito fisico esigente, una fatica condivisa che coinvolge non solo chi regge il peso, ma anche chi segue, cammina, aspetta.
Zampogne e ciaramelle accompagnano l’ascesa, non come ornamento sonoro, ma come parte integrante del ritmo della salita. Il passo rallenta, si fa cadenzato, quasi ostinato. Qui il pellegrinaggio mostra la sua natura più evidente: non è soltanto un atto di fede, ma una prova del corpo. Come molte esperienze rituali di montagna, la salita a Viggiano è pensata per mettere alla prova, per esporre alla stanchezza, per produrre un cambiamento che non è spettacolare, ma interno.
L’arrivo al santuario, poi, non chiude il rito, perché prima di fermarsi, i fedeli compiono tre giri devozionali attorno all’edificio, baciandone gli angoli esterni. È un gesto preciso, ripetuto, che sembra voler delimitare e proteggere lo spazio sacro, sigillarne i punti vulnerabili. Solo dopo, la Madonna può restare sulla sua vetta, da dove continuerà a “guardare” il territorio fino alla discesa di settembre.
Intorno a questo nucleo rituale si muove una folla complessa e stratificata. Molti arrivano in auto, l’area è costellata di bancarelle, il paesaggio è attraversato da segni evidenti della modernità globale. Eppure, nonostante queste sovrapposizioni, il senso della salita resiste. Per un giorno, l’intera comunità si ritrova in un luogo che concentra memorie, aspettative, racconti di emigrazione e ritorno. Dall’alto del monte, la Madonna continua a essere chiamata a proteggere i campi, le case, i figli lontani. E forse, oggi, anche a vigilare su un territorio attraversato da nuove forme di estrazione e di sfruttamento, che entrano nel paesaggio ma faticano ancora a entrare nella cultura.
La forza del Sacro Monte di Viggiano sta proprio nel tenere insieme un’idea di sacro che non è addomesticata, che non risponde immediatamente alla domanda umana, ma impone una distanza, una salita, un dispendio di energia. La Madonna Nera non scende incontro ai fedeli, ma è lei che sale, e chiede di essere raggiunta.
(Nella foto di Gianfranco Grieco, la Salita della Madonna Nera di Viggiano)