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In ogni viaggio, ammoniva Jünger, dovrebbe essere ricompreso un pellegrinaggio, in senso antico
Non viaggiamo più per il gusto di scoprire.
Ma per la smania di fare selfie e collezionare scatti da postare su Facebook e Instagram.
Sia chiaro: nessuna critica a chi si diverte a farlo.
La fotografia è una delle mie passioni e non disdegno di pubblicare sui social network, con una certa frequenza, scanzonati autoritratti e immagini di varia ispirazione.
Ma credo che fotografare tutto, dall’alba al tramonto – scatti di #sunrise e #sunset compresi – limiti la capacità di apprezzare fino in fondo un viaggio.
Condividere non è necessariamente vivere.
Bisogna sì inquadrare il mare, ma anche sniffare il suo odore che brucia le narici.
Fermare l’obiettivo su alberi e montagne, e lasciare poi che le emozioni ci colpiscano in pieno stomaco.
Cercare volti, nell’ingenua speranza di poterli ritrovare, un giorno.
Immortalare cibi e tipicità, perché la gola possa, prima o poi, restituirci una memoria del gusto.
In ogni viaggio, ammoniva un intellettuale come Ernst Jünger, nel 1957 (sì, qualche anno prima del debutto degli smartphone), dovrebbe essere ricompreso un pellegrinaggio, in senso antico.
Altrimenti, non rimane altro che un album di cartoline illustrate.
E di viandanti, ciechi, per il mondo.
Ma per la smania di fare selfie e collezionare scatti da postare su Facebook e Instagram.
Sia chiaro: nessuna critica a chi si diverte a farlo.
La fotografia è una delle mie passioni e non disdegno di pubblicare sui social network, con una certa frequenza, scanzonati autoritratti e immagini di varia ispirazione.
Ma credo che fotografare tutto, dall’alba al tramonto – scatti di #sunrise e #sunset compresi – limiti la capacità di apprezzare fino in fondo un viaggio.
Condividere non è necessariamente vivere.
Bisogna sì inquadrare il mare, ma anche sniffare il suo odore che brucia le narici.
Fermare l’obiettivo su alberi e montagne, e lasciare poi che le emozioni ci colpiscano in pieno stomaco.
Cercare volti, nell’ingenua speranza di poterli ritrovare, un giorno.
Immortalare cibi e tipicità, perché la gola possa, prima o poi, restituirci una memoria del gusto.
In ogni viaggio, ammoniva un intellettuale come Ernst Jünger, nel 1957 (sì, qualche anno prima del debutto degli smartphone), dovrebbe essere ricompreso un pellegrinaggio, in senso antico.
Altrimenti, non rimane altro che un album di cartoline illustrate.
E di viandanti, ciechi, per il mondo.
