facebook-marketingIntervista all’autrice di “Strategie e tattiche di Facebook Marketing per aziende e professionisti”

Facebook è nato come rete sociale, e poi è diventato qualcosa di più: un rito, con modi e tempi che variano da individuo ad individuo ma che comunque scandiscono la giornata. Dal mattino, insieme al caffè, a sera inoltrata, con il tablet o lo smartphone a letto.
Gli italiani, in particolare, sono tra coloro che più amano questo social media. Lo usa circa metà della popolazione, senza grossa distinzione tra maschi e femmine, o aree geografiche.
Facebook piace, e tanto, quasi a tutti.
Eppure in pochi dimostrano di saperlo usare nella maniera giusta, per gli scopi giusti, sfruttando le possibilità offerte dal social per promuovere se stessi o il proprio brand.
Di questo cattivo uso ci si accorgiamo nella nostra esperienza di utenti: ad esempio, quando veniamo aggiunti in gruppi che trattano di argomenti che non ci interessano, quando riceviamo inviti ad eventi che si svolgono in luoghi distanti da noi centinaia di chilometri, quando veniamo taggati in volantini promozionali, quando riceviamo una richiesta di amicizia da un bar, di cui conosciamo bene il proprietario, il quale ha ben pensato di fare Facebook Marketing usando un profilo invece che una pagina, e per di più ora ci inonda di messaggi privati in cui ci ricorda gli appuntamenti delle sua serate karaoke.

Ma come si usa, allora, Facebook? Come può, questo strumento, diventare una leva per fare personal branding, trovare lavoro, o promuovere le attività di piccole e grandi imprese?
A fornire le risposte è Veronica Gentili, Web e Social Media Specialist, autrice del manuale Strategie e tattiche di Facebook Marketing per aziende e professionisti, appena pubblicato per l’editore Flaccovio.
Il libro è una full immersion in tutte le tematiche riguardanti Facebook. Si inizia dalle basi, dalle definizioni: cosa è Facebook, a cosa serve, quali sono e come sono mutate nel tempo le regole della piattaforma.
Una parte introduttiva che sorprenderà quanti, da anni, sono iscritti al social, e credono di conoscere le regole del gioco.
Nozioni utili, che preparano il terreno alla trattazione di argomenti via via più complessi e specifici: la cassetta degli attrezzi per chi vuole fare sul serio, vuole imparare a costruire una propria identità sul social, una “voce” riconoscibile in grado di parlare ad un pubblico interessato alle cose che ha da dire. Investendo, quando è necessario, anche in inserzioni sponsorizzate, e misurandone l’efficacia con gli strumenti di reportistica.

veronica g

Veronica i brand lamentano un crescente calo della reach organica dei propri post su Facebook.
E’ una strategia della piattaforma social, tesa ad incentivare gli investimenti in Facebook Ads, o una conseguenza della saturazione degli spazi, nel newsfeed degli utenti, destinati ai post delle pagine?

Credo dipenda da entrambe le cose.
Come spiego nel libro, da una parte dobbiamo tener presenti che Facebook non è una onlus ma una società quotata in borsa e, in quanto tale, deve produrre utili, la maggior parte dei quali provengono appunto dal sistema inserzionistico; dall’altro le persone e le aziende producono ogni giorno sempre più contenuti saturando lo spazio del News feed che “quello è”. Magari un giorno la reach organica arriverà per alcuni davvero allo 0%, credo sia il caso di prepararsi all’idea. Dopotutto, sappiamo bene che Facebook non è gratis, no?

E’ ancora possibile ottenere dei buoni risultati senza pagare per avere più visibilità, oppure Facebook è diventato, per i brand, unicamente un canale a pagamento?
Dipende cosa intendiamo per “buoni risultati”; partendo dal presupposto che in media le Pagine faticano a raggiungere organicamente il 10% della propria fan base (e questa percentuale decresce al crescere del volume della fan base), qualunque sia il nostro obiettivo, dobbiamo sapere che, senza pagare, raggiungiamo solo una piccolissima parte delle persone che hanno espresso gradimento per la nostra Pagina. Questo fa di Facebook un paid media? Sì, a tutti gli effetti.

Il Facebook Marketing è utile anche per piccole imprese locali come ad esempio studi professionali, bar e negozi al dettaglio?
Assolutamente sì! Questa piattaforma permette alle aziende che operano su base locale di farsi conoscere nel proprio territorio con molta precisione e a costi, tutto sommato, assolutamente sostenibili. Io stessa ho iniziato con le microimprese locali e devo dire di aver avuto molte soddisfazioni in questo campo, anche perché lo stesso Facebook sia attraverso le opzioni di targhettizzazione delle Facebook ads che attraverso i vari tool e funzionalità (check-in, places…) investe molto nello sviluppo local.

Per chi ha limitate disponibilità di budget da destinare alla promozione, Facebook è sempre la prima scelta o ci sono altri strumenti da preferire?
Parlando di web marketing, io suggerisco sempre di investire prima e meglio su uno spazio proprietario: il nostro sito web.
Non dimentichiamoci che Facebook, come gli altri social network, è e va inquadrato come un canale, non come un fine ultimo o come il nostro spazio principe nella Rete… ma questo concetto credo di averlo già abbondantemente espresso nel libro 😀

Nel tuo manuale spieghi dettagliatamente gli strumenti e le tecniche per misurare le performance delle attività su Facebook. Ma c’è, al di là dei numeri, qualche segnale che possiamo cogliere, che ci indica che siamo sulla strada giusta?
Certo: ci siamo dati gli obiettivi concreti e raggiungibili? Se sì, li abbiamo raggiunti? Possiamo dire che Facebook rappresenta una risorsa per il nostro business o ancora resta uno spazio fumoso, dalla dubbia utilità? Credo che rispondere a queste domande possa già fugare un bel po’ di dubbi circa la bontà della strada intrapresa.

I Seo sostengono che i software di Google “parlino” in inglese e che la versione americana del motore di ricerca sia pertanto ad uno stadio di sviluppo molto più avanzato. In particolare, Google avrebbe maggiori difficoltà nel comprendere i testi scritti in lingue diverse dall’inglese.
Si può dire lo stesso per Facebook? I brand anglofoni godono di qualche beneficio, come ad esempio maggiore precisione nella profilazione degli utenti a scopi pubblicitari?
Sicuramente sì, i tool e le varie implementazioni vengono sempre rese disponibili prima in lingua inglese (e specialmente in terra americana) e poi nel resto del mondo. Anche riguardo alle opzioni di profilazione per le Facebook Ads, ancora molte presenti in USA non sono disponibili in Italia (questo probabilmente anche perché Facebook negli Stati Uniti conta su dati forniti da Istituti di Ricerca che ovviamente non hanno dati di tutti i paesi) e tool come Audience Insights o la Graph Search ancora non sono disponibili in lingua italiana… tuttavia per questi ultimi due basta uno switch alla lingua English (US) per averli 😉

Diamo un consiglio a coloro che cercano un consulente o un’agenzia a cui affidare la gestione dei social. 
Quale domanda possono rivolgere per distinguere i bravi professionisti dai venditori di fuffa digitale?
Ci ho scritto addirittura un post per l’evenienza, visto che so essere una problematica piuttosto diffusa quella di non saper distinguere l’incompetente improvvisato dal Social Media Manager, Strategist, che dir si voglia, professionista. In linea generale, se un professionista non fa diverse e approfondite domande in fase fase conoscitiva, è già un segnale di allarme: non si può fare niente di buono per nessun cliente se non si capisce chi è, cosa offre, cosa vuole, rischi e opportunità del brand nei Social.
Se parla SOLO di metriche fuffose come il numero di fan, mi piace, condivisioni e commenti, è un altro segnale di allarme; se non ha un piano editoriale, se mostra una scarsa conoscenza degli ambienti e degli strumenti, se non sa fissare insieme a te degli obiettivi, starei molto molto attenta…e magari valuterei la possibilità di confrontarmi con altri professionisti prima di scegliere a chi affidare la faccia e la reputazione del mio brand in rete!

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