L’attività del motore di ricerca è protetta dal primo emendamento della Costituzione Usa
C’è un adagio, tanto caro ai webmaster, che recita: “Il posto migliore dove nascondere un cadavere è senza dubbio la seconda pagina della ricerca di Google”.
In effetti sono proprio pochi gli utenti del motore di ricerca che si spingono più in là della prima schermata di risultati. Secondo un recente studio di Advanced Web Ranking, i link nella prima pagina ottengono il 71,33% dei click. Quelli nella seconda e terza pagina, insieme, appena il 5,59%.
Si fa quindi a gara a comparire più in alto possibile nella Serp, la pagina dei risultati di ricerca, mettendo in campo le migliori tecniche SEO. Qualcuno, soprattutto in passato, provando anche ad ingannare il motore di ricerca con qualche “trucco” da Seo-stregone: fortunatamente Google è diventata negli anni sempre più brava a fiutare questi comportamenti, e penalizzarli.
La questione del posizionamento dei siti web sulla Serp di Google è finita recentemente in tribunale. Il sito web CoastNews si è rivolto alla Corte di San Francisco, lamentando la poca visibilità dei propri articoli su Google e ipotizzando una violazione della normativa sulla libera concorrenza.
A favore della propria tesi, il giornale ha prodotto una documentazione che mostra il migliore posizionamento ottenuto dai propri articoli su altri motori di ricerca come Bing e Yahoo!.
In sua difesa, Google ha risposto con una mozione che in gergo è indicata come anti-slapp: un istituto giuridico usato per portare rapidamente a conclusione cause che cercano di soffocare la libertà di parola.
Il tribunale americano ha accolto l’istanza di Google, stabilendo che l’attività del motore di ricerca è protetta dal Primo emendamento della Costituzione americana, che garantisce la libertà di parola e di stampa.
Il pronunciamento della corte californiana è destinato a fare giurisprudenza. Chiarisce che il motore di ricerca è libero di posizionare i risultati nell’ordine che preferisce.
Ai webmaster e ai Seo non resta che continuare a lavorare per migliorare la qualità dei propri contenuti e l’esperienza d’uso per gli utenti, sperando nella buona fede di Google.